mercoledì 31 dicembre 2025

Gli Eroi Ebrei di Hannukah: dall’antica Gerusalemme alla Strage Sulla Spiaggia di Sydney

di LELE JANDON
Sono state commoventi le accensioni della prima luce dell’Hannukiah, la speciale Menorah a nove bracci della festività di Hannukah, in piazza Cadorna e in piazza San Carlo a Milano. Sono seguiti musiche, balli e degustazione dei sufganiot, i bomboloni fritti nell’olio. Questa stupenda ed importantissima Festa ebraica ricorda un ben preciso Evento storico narrato nei due libri biblici dei Maccabei: appunto, la Rivolta dei Maccabei. Come raccontano gli storici Polibio ed Appiano d’Alessandria, dopo la morte d’Alessandro (323 p.e.v.), le terre d’Israele (Galilea, Giudea e Samaria, terre che solo nel 135 l’imperatore antisemita Adriano rinominerà ufficialmente “Syria Palaestina”) fu data (insieme a terre vicine della Fenicia chiamate insieme “Celesiria”) alla dinastia macedone-egizia tolemaica dei Lagidi. I Lagidi vennero sconfitti nel 198 p.e.v. dai re greci della Siria, i Seleucidi di Antioco III, anche loro discendenti dei generali e della soldataglia del Macedone. Quindi gli ebrei si ritrovarono sotto ai seleudici.
Nel 175 p.e.v., erano sottomessi al tiranno seleucide Antioco IV Epifane, soprannominato “Antioco il Folle”: un pazzo megalomane che pretendeva di essere adorato come uno degli dèi greci. Oltre al culto di sé stesso quel satrapo ellenistico pretese di collocare statue di dèi pagani nel Tempio ebraico di Gerusalemme, vietò la circoncisione, il cibo kosher, lo Shabbat (il Sabato ebraico di unione con il Creatore) nonché lo studio della Torah e l’educazione ebraica: con quest’ “ellenizzazione forzata” essere ebrei era fuorilegge, pena la morte! Ma nel 170 p.e.v. un nobile sacerdote ebreo zelota della famiglia degli Asmonei, Mattatia l’Asmoneo, si ribellò insieme ai suoi cinque figli che dettero vita alla dinastia: Giuda Maccabeo, Gionata, Simone, Eleazar e Giovanni. Il capostipite fu il leader della guerriglia di un gruppo di Eroi Ebrei contro la soldataglia del sedicente dio pagáno. Quando il nostro eroe morì in battaglia nel 167 fu suo figlio Giuda (Yehuda, poi detto “Giuda Maccabeo”) a proseguire l’opera di Liberazione nazionale riunendo con la sua saggia leadership le varie fazioni del popolo ebraico: ancorché male armato, il giovane Eroe Ebreo riuscì in due storiche battaglie a sconfiggere l’esercito del governatore della regione uccidendolo ma morendo anch’egli in battaglia.
Morto lui, la rivolta proseguì vittoriosamente sotto la guida di suo fratello Simone Asmoneo, che divenne così governatore e sommo sacerdote: nel 164 il Tempio profanato fu liberato, riconsacrato e ridedicato ad Hashem (D-o) e i siriaci revocarono l’editto antisemita, riconoscendo con dei trattati il controllo militare e politico da parte degli ebrei asmonei e la libertà religiosa agli ebrei che potevano così tornare alla pratica della circoncisione, del Sabato Sacro e del cibo kasher. Lo spirito di resistenza di Hannukah torna di scottante attualità dinanzi al gestaccio del neosindaco di Nuova York il quale ha dato ragione alla folla di manifestanti antisemiti che ha disturbato le funzioni di Shabbat in una sinagoga, violando così la libertà religiosa. Ne parliamo domenica 25 gennaio 2026 a “Il Cinema e i Diritti” per la Giornata della Memoria con ricchissimi approfondimenti. Veniamo ora alla spiegazione dei simboli della Festa. Quando gli Eroi ebrei liberatori, dopo sette anni di battaglie, ripresero finalmente possesso del proprio Tempio sacro, si parò dinanzi a loro un’orribile scena: si era spenta la luce ininterrotta della Menorah. Il candelabro a sette bracci veniva acceso ogni singolo giorno come parte centrale del Tabernacolo (la Mishkan, la tenda sacra smontabile e trasportabile collocata al centro dell’accampamento) che aveva accompagnato gli antenati nel loro avventuroso, epico Esodo dall’Egitto al seguito del leader Mosé sino alla loro sistemazione nella Terra d’Israele. Quel lume dorato, il più antico simbolo dell’ebraismo, aveva sempre illuminato il Tempio che ora urgeva illuminare, riconsacrare e ridedicare al Signore.
Allora (come spiega il rabbino americano Chaim Potok, 1929 – 2002) i partigiani ebrei «utilizzarono probabilmente come candelabro le estremità delle loro lance» (“Storia degli ebrei”, 1978, Garzanti, Milano 2003, mia edizione 2007, pag. 254) e (come narra la leggenda sacra riferita dal Trattato “Shabbat” 21b del Talmud babilonese) per illuminare questo candelabro improvvisato usarono l’unica boccetta d’olio che rinvennero intatta: sarebbe bastata, verosimilmente, solo per una notte ma durò miracolosamente sinché, dopo otto giorni di suspence, arrivò dell’altro olio puro: ecco perché la festa dura otto giorni in ciascuno dei quali s’accende un lumino. Mentre la Menorah originale ha sette bracci (simboleggianti il ciclo naturale come si manifesta nei sette giorni della settimana), il numero otto su questa speciale Menorah (detta “Channukiah”) simboleggia l’intervento divino oltre la natura. Ciascun ebreo è invitato a collocare la Channukiah sul davanzale: visibile all’esterno dai passanti e dai vicini di casa, e ad accendere dopo il tramonto una luce ogni sera in questi otto giorni, magari con stoppini di cotone in olio d’oliva o candele in cera d’api. Vi chiederete: come mai l’Hannukiah ha 9 bracci anziché 8? Perché uno dei lumi serve solo ad accendere le altre candele. E come mai nelle raffigurazioni artistiche che si mandano come auguri di Felice Hannukah si vedono sul tavolo le trottole (sevivon)? Questo giocattolino ricorda il coraggio e l’astuzia dei bambini ebrei che, sotto l’editto draconiano di Antioco IV che proibiva (pena la morte) lo studio della Torah, appena arrivava una pattuglia della soldataglia seleucide nascondevano i libri sacri e fingevano di giocare. Anche Gesù (Yeshua), essendo ebreo, celebrava l’Hannukkah e per quest’occasione si recava al Tempio di Gerusalemme (all’epoca non si usava ancora celebrarla in casa). Lo riferisce il Vangelo di Giovanni (10:22). L’evangelista scelse di non usare il nome ebraico “Hannukah” bensì l’espressione greca “Festa della Dedicazione” (cioè ri-dedicazione o riconsacrazione del Tempio) perché alcuni dei primi cristiani, destinatari del suo libro, non parlavano l’ebraico: se consultate ad esempio l’Enciclopedia Treccani, troverete che Festa della Dedicazione = Hannukah. ****
Lo scorso 14 dicembre due terroristi islamisti hanno scelto di colpire quante più persone possibile ad una festa d’accensione di Hannukah: scenario della Strage degl’Innocenti è una Spiaggia di Sydney, Bondi Beach. Stavolta gli stragisti sono una patetica coppietta inedita: una “folie à deux” costituita da padre e figlio, immigrati di origine pakistana. Il 24enne era disoccupato e il padre, pakistano 50enne, era entrato subdolamente con visto turistico. Tenevano appesa in casa la bandiera dell’ISIS e, secondo Sky News, avevano fatto un periodo di training in un centro d’addestramento ISIS di un mese nelle Filippine. La locale polizia non si era impegnata abbastanza, non aveva evidentemente ricevuto ordini precisi di attenzionarli e nel 2019 aveva fallito nel trovare legami di uno dei due con la Jihad (guerra santa per mezzo di stragi d’innocenti). Com’è noto, bastano singoli individui sradicati, socialmente isolati e psicopatici per fare stragi. Il fatto che due lupi solitari coltivassero la fantasia dell’ISIS (mega Stato islamista) è un reminder del fatto che il terrorismo islamista rinasce continuamente come un’idra. Questa minaccia è una ragione in più per ingrandire i nostri Eserciti (si noti che a proteggere certi eventi ebraici in Italia non ci sono solo i Carabinieri e la DIGOS, che è una squadra speciale della Polizia, ma anche i soldati). Quest’attacco terroristico è un promemoria del fatto che servono politiche durissime dove i ministri degl’Interni abbiano carta bianca per espellere col primo volo chi predica odio antisemita. Inoltre, terzo ma non meno importante, questa serie di omicidi sono la dimostrazione che le sinistre a livello mondiale sono attualmente pericolose per la tenuta della nostra sicurezza pubblica, la sicurezza di ciascuno di noi.
E’ rassicurante la linea dura dell'attuale governo di centrodestra in Italia che, seguendo la linea Trump (principio sacrosanto di massima precauzione), ha dato ordine d’espulsione dell’autoproclamato imam che giustifica il Pogrom del Sette Ottobre (ma ci si è messo di mezzo il magistrato ProPal di turno che ha annullato il decreto). La situazione ha tirato fuori veri Eroi: cristiani, ebrei e un musulmano. Vediamo solo alcune delle storie di eroismo. Innanzitutto il padre stragista è stato eliminato dal poliziotto Cesar Barraza che, forte dei suoi ben 16 anni di servizio, ha mantenuto i nervi saldi ed ha effettuato, dice la Balistica, un “tiro della vita” cioè un colpo di estrema precisione che ha eliminato uno dei killer (il vecchio). In un reality del 2009, “Recruits”, che seguiva l'addestramento dei nuovi poliziotti, aveva dichiarato: «Voglio fare il poliziotto perché odio il crimine». Il 43enne fruttivendolo di origine siriana Ahmed al-Ahmed, padre di due figli e buon musulmano, ha rischiato tutto lanciandosi contro uno dei due serial killer a mani nude: l’ha sorpreso alle spalle e gli ha strappato il fucile impedendo così un nuovo Sette Ottobre, venendo ferito egli stesso alle braccia. Jack Hibbert invece aveva solo 22 anni e quattro mesi di servizio in polizia ma già si è dimostrato coraggiosissimo: ancorché ferito da due proiettili, uno alla testa e uno alla spalla, ha seguitato a prestare soccorso ai feriti. Operato, ha perso la vista da un occhio.
E quando i cecchini hanno iniziato a sparare, il ventenne rabbino Leibel Lazaroff non se l’è data a gambe: si è fermato su un agente ferito ed ha usato la propria tshirt a mò di laccio emostatico prima di venire a propria volta colpito all'addome e a una gamba. Oggi è uscito dal coma, un vero miracolo di Hannukah: figlio di un rabbino texano, era venuto in Australia per studiare con rabbi Eli Schanger, che è stato ucciso e lascia una bellissima famiglia con due figlie, due figli e la moglie (in foto mentre abbraccia la bara del marito). Tutti ricordano Matilda Britvan come «sempre sorridente»: la bambina di dieci anni (foto a fianco), nata e cresciuta a Sydney da una famiglia trasferitasi dall’Ucraina prima della guerra, è stata uccisa dinanzi alla sorellina di sei anni, Summer, che ha chiesto subito: «Mia sorella è morta?», racconta zia Lina Chernykh. Siccome l’avevano colpita alla gamba la zia ha pensato: «Potrebbe perdere la gamba ma tanti possono vivere senza gambe, noi ci prenderemo cura di lei». Ma ha perso troppo sangue. «Matilda era vivace, gioiosa e luminosa come un sole», ricorda Lina. Lei e la sorella minore «erano inseparabili, come gemelle». Quattro mesi fa la giornalista ebrea australiana Amie Liebowitz aveva fatto la Domanda retorica sul settimanale berlinese “Jüdische Allgemeine”: «Ma un ebreo deve morire prima che il grande pubblico si preoccupi dell’antisemitismo?». Ma l’occhialuto Premier australiano di sinistra rivolgeva lo sguardo da miope alla “Palestina”, non agli ebrei sott’attacco anche fuori da Israele. Benjamin Netanyahu gli aveva mandato ripetuti avvertimenti: Allerta Alta su Antisemitismo in Australia! Semplice. Ma il primo ministro australiano ha preferito il falso impegno ProPal. Il Premier Albanese (si chiama proprio così come l’avvocaticchia ONU ProPal) non s’è mai curato in due anni nemmeno di dispiegare adeguate protezioni per gli ebrei locali: solo tre agenti, di cui due uccisi dai terroristi. L’australiano ha dato un riconoscimento ad un’infida entità islamista, antisemita, terroristica, genocidaria e mafiosa che dà i premi in denaro alle famiglie dei terroristi e ha riconosciuto “lo Stato di Palestina” (qualunque cosa tutto ciò voglia significare) e non ha dato ascolto né agli avvertimenti dell’omologo israeliano né alle istanze delle Comunità ebraiche che richiedevano prudenza nel linguaggio e maggiori protezioni: così ha sacrificato ben sedici vite innocenti. Su quella spiaggia, a sorvegliare duemila convenuti, c’erano soltanto tre agenti di polizia! Un alto funzionario delle Forze dell’ordine, intervistato dal quotidiano “The Australian”, ha dichiarato che Albanese e gli altri «del governo ora parlano come se l’Attacco terroristico a Bondi Beach fosse arrivato senza preavviso, come se non ci fossero stati segnali d’allerta, minacce crescenti, un’atmosfera di pericolo, come se fosse emerso dal nulla. La verità è inequivocabile: i campanelli d’allarme suonavano da tempo». Coerentemente con la sua attitudine alla menzogna e alla maschera, l’orribile uomo ha avuto la faccia tosta di negare l’evidenza e di presentarsi, impassibile come un classico sociopatico privo di emozioni, alla Veglia per le Vittime: la folla di convenuti, in lacrime, l’ha fischiato gridandogli «Sangue sulle Sue mani!» (e la ministra degli Esteri australiana Penny Wong ha preferito, ond’evitare i fischi, non partecipare ad una sola veglia o ad un solo funerale). Compatte, tutte quante le Famiglie delle vittime gli hanno scritto una Lettera ingiungendogli d’istituire immediatamente una Commissione d’inchiesta del Commonwealth sul boom di antisemitismo dopo il Sette Ottobre e sui fallimenti della politica nella prevenzione di attacchi: «Pretendiamo risposte e soluzioni. Dobbiamo sapere perché sono stati ignorati chiari segnali d’allarme, come mai sia stato permesso all’odio antisemita e all’estremismo islamico di crescere senza controllo». La risposta al Perché un simile squallido politico abbia speso il suo tempo a dare pubblico credito alla propaganda di Hamas (che plaude ai Paesi che hanno riconosciuto lo “Stato di Palestina”) ma non abbia dato credito alla democrazia israeliana è semplicissima: il pregiudizio razziale negativo contro il popolo ebraico.

martedì 29 luglio 2025

In Onore dell’Eroe Ulrichs la 31esima Lesbisch-schwules Stadtfest di Berlino

di LELE JANDON
Si fa ritorno a casa carichi di simpatici doni e carinissimi gadget dalla “Lesbisch-schwules Stadtfest”, la tradizionale festa cittadina gay-lesbica della durata di due giorni arrivata alla sua trentunesima edizione qui a Berlino: brochures, adesivi, penne, matite, molesquines, libretti, berretti, braccialettini, caramelle, cremine solari e condom in nome della cultura della prevenzione. In alcuni casi li offrono i volontari, in altri c’è una breve fila e si gira una ruota della fortuna: a seconda di dove si ferma, ti assegna il relativo regalino-ricordo. E’ una “Straßenfest” (street festival), una festa di strada come una fiera o un mercato: con chioschi, bar e birrerie (fra gli sponsor, la Birra Beck’s) dislocati lungo sei vie (pedonalizzate per l’occasione) del Centro del distretto residenziale gay friendly di Schöneberg.
L’iniziativa si svolge sempre di Sabato & Domenica nella capitale tedesca in occasione della serie di Eventi per il “Pride Month” nella settimana precedente il CSD (Christopher Street Day). I residenti di questo tranquillo quartiere possono curiosare ed ascoltare gli show musicali dei varî palchi anche standosene comodi sui balconi di casa propria e sono contenti di quest’animazione perché gli orari sono rigidi e rispettati: la festa ha un inizio e una fine, dalle 11 del mattino alla mezzanotte di sabato e alle 22 di domenica. Qui c’è massima osservanza delle regole che rispettano la Quiete del Quartiere, ad esempio in un bar dalle ore 23 un inserviente ha il preciso còmpito di esibire un cartello “Niente drink fuori”, come dire si può bere solo all’interno. Peraltro, nonostante l’enorme afflusso di visitatori (350 mila) non si sentono schiamazzi. In tal modo il quartiere, popolato da famiglie e persone agées, vuol bene alla comunità LGBT che apporta vitalità, allegria e sicurezza.
Niente a che vedere con il fenomeno ‘made in Italy’ della “malamovida”, fatta di spaccio, sporcizia e berci della Milano del “laissez faire” della ProPal Diana De Marchi e di Beppe Sala. La Polizei è come sempre presente e rassicurante, ben visibile ed attenta ed ha un proprio stand con agenti gay che raccontano agli aspiranti poliziotti la politica inclusiva della Polizia di Berlino. Da tempo i tedeschi hanno capito che un clima di tolleranza e inclusivo fa bene alla società e all’Economia (quella tedesca resta la più forte d’Europa). Per questo lo spirito della festa gay estiva è farsi conoscere da parte delle svariate associazioni ed Istituzioni e lanciare un semplice e chiaro Messaggio: se sei gay, lesbica o trans e desideri candidarti a quel posto di lavoro, non troverai pregiudizî negativi. A questo scopo sono stati presenti con i loro chioschi e tantissime donne gay il Tribunale, l’Aeroporto BER, le diaconie (cioè il volontariato delle chiese), le cliniche private protestanti, la moschea liberale “Ibn-Rushd Goethe” che alla Vigilia del Pride ha issato la bandiera arcobaleno), l’Ufficio comunale del volontariato, la Fondazione “Magnus Hirschfeld” (intitolata al sessuologo ebreo tedesco la cui opera omnia fu bruciata da Hitler), la Deutsche Bank, le catene di supermercati “Rewe” e “Penny”, l’Associazione dei franco-tedeschi e quella dei boxeur gay (“Venite, non pensate che per la boxe serva chissà quale forza nelle braccia!”, assicurano). Presenti anche i soldati della Bundeswehr che vediamo ogni giorno con la pubblicità in TV perché l’Esercito tedesco deve rafforzarsi ed ingrandirsi (un comandante in capo americano della NATO giorni fa ha prospettato che potrà esserci una Terza guerra mondiale dove avremo un doppio fronte, in caso d’invasione dell’Isola di Taiwan insieme a Putin: il nostro mondo libero contro Federazione russa e Cina, legate da “amicizia eterna”). Non potevano mancare, per la gioia dei bambini, i mitici Berlin Feuerwehr, i Vigili del fuoco Volontari che offrivano una dimostrazione pratica su come eseguire correttamente un massaggio cardiaco in nome della cultura del pronto soccorso che tutti dovremmo un po' conoscere. Con un bellissimo “double decker” in stile londinese (di quelli che circolano qui nella capitale tedesca) c’era anche l’efficientissima azienda dei trasporti pubblici, la BGV. Di propria iniziativa la compagnia che gestisce i bus e i metrò ha colorato di arcobaleno la fermata della metropolitana dinanzi al Bundestag: «Et voilà, il nostro Parlamento è pronto per il Pride!», ha scritto l’azienda in risposta al gestaccio del Cancelliere che (indirettamente, per ordine di una bigotta del partito, la presidente dell’Aula Julia Klöckner) ha interrotto la tradizione, introdotta dal precedente governo liberale, di issare la bandiera rainbow nel Mese del Pride sulla cupola di vetro. Un’altra sonora risposta alla politica omofobica della CDU del governo centrale è stata l’iniziativa delle associazioni LGBT tedesche che la mattina del Pride hanno sciolto una mega bandiera del movimento di liberazione gay e lesbico proprio dinanzi alla Sede del Parlamento federale. Quest’anno la “Lesbisch-schwules Stadtfest” era dedicata ai duecent’anni dalla nascita di un coraggiosissimo pioniere assoluto sia dei diritti gay in Germania sia della scienza sessuologica, predecessore del già citato Magnus Hirschfeld (che infatti l’andò a trovare e conoscere per manifestargli la sua stima): Karl Heinrich Ulrichs (1825 - 1895). Il pluripremiato medico psichiatra e sessuologo tedesco Volkmar Sigusch (1940 – 2023) ha definito questo stupendo personaggio (avvocato, latinista e storico laureato qui a Berlino) il “primissimo uomo gay dichiarato al mondo”. Infatti l’avvocato Ulrichs fece il suo coming out nel 1867 a Monaco ad un congresso di giuristi in cui tentò di convincerli a richiedere insieme l’abolizione della legge prussiana antiomosessuale (il famigerato paragrafo 175, poco applicato ma riattivato da Hitler). Successe il contrario: quando la Prussia annesse altre parti della Germania la legge antigay fu estesa. E poiché nessuno è profeta in patria, nel 1880 Ulrichs decise di trasferirsi nell’Italia cattolica che essendo strapiena di preti omosessuali era relativamente più tollerante in alcune zone del Sud. Qui, come dicevo, andò a fargli visita il dottor Hirschfeld, suo ammiratore, che ne trasse ispirazione per la sua analoga opera anche di ricerca scientifica e divulgazione qui a Berlino e per la stessa battaglia contro la legge 175. Nonostante sia morto a L’Aquila in Italia non lo sentirete mai nominare dai dirigenti LGBT (gli amici di De Marchi, Majorino e Sala) che non hanno idea di chi sia Al contrario Ulrichs era un erudito e padre del movimento gay tedesco e proprio grazie alla sua cultura Ulrichs dette un nome poetico e magico all’orientamento omosessuale coniando dal greco antico il termine “uraniano” (celeste) per dire “gay”, prendendo ispirazione dall’epiteto che dà ad Afrodite, dea dell’amore, il personaggio di Pausania nel dialogo “Simposio” di Platone, dove questo simpostasta dice: “E’ più nobile l’amore alla luce del sole che nell’ombra”. Lodevole l’iniziativa, unica nel suo genere, dell’attivista liberale italiano Enzo Cucco Tosco che sta organizzando una gita a l’Aquila per il 30 AGOSTO per commemorare Ulrichs con visita alla tomba e letture dei suoi testi (adesioni all’email ulrichs200it@gmail.com). Sul mio Facebook e sulla mia Pagina “Lele Jandon Photography” trovate le foto complete della manifestazione.

giovedì 9 gennaio 2025

La Rabbina: «Hannukah simboleggia la Prima Vittoria per la Libertà Religiosa»

di LELE JANDON
Nell’anno appena trascorso il Natale (anche in Ucraina) è coinciso con il primo giorno e la prima candelina di Hannukah (in foto mi trovavo dinanzi alla hannukiah della Porta di Brandeburgo, sito storico particolarmente simbolico perché sotto Hitler campeggiava la bandiera dei nazisti antisemiti). Hanukkah è Storia. Questa Festa ricorda un ben preciso Evento storico: come narrano i due libri biblici dei Maccabei, nel II secolo prima dell’era volgare un gruppo di Eroi Ebrei resistette valorosamente al tentativo di distruzione dell’ebraismo ad opera del tiranno seleucide Antioco IV, UN pazzo megalomane che pretendeva di essere adorato come uno degli dèi. Quel satrapo siro-ellenistico non solo impose agli ebrei il culto di sé stesso (!), delle statue degli idoli fenici e la pratica delle "prostitute sacre" nel Tempio di Gerusalemme, ma vietò la circoncisione, lo Shabbat e lo studio della Torah: essere ebrei era fuorilegge, pena la morte!
Un nobile sacerdote ebreo, Mattatia, si ribellò e fu il leader della guerriglia contro la soldataglia del sedicente dio pagano. Quando Mattatia morì in battaglia fu suo figlio Giuda (poi detto Giuda Maccabeo) a proseguire l’opera di liberazione nazionale: ancorché male armato, il giovane eroe ebreo riuscì a sconfiggere l’esercito del governatore della regione uccidendolo. Dinanzi a questa forza morale i siriaci revocarono l’editto antisemita (e di lì a poco, dopo la morte di Antioco, Roma firmò proprio con Giuda Maccabeo un trattato di riconoscimento della Giudea). **** Ma veniamo al particolare della festa: le luci. Dopo l’abuso degli occupanti, era stata fusa la stupenda menorah, il lume dorato (il più antico simbolo dell’ebraismo) che aveva sempre illuminato il Tempio di Gerusalemme e che deve sempre restare acceso. Il Tempio oltre che profanato era pure spento. Bisognava illuminarlo, riconsacrarlo, ridedicarlo al Signore. Allora, scrive il rabbino e scrittore americano Chaim Potok (1929 – 2002) nella sua “Storia degli ebrei” del 1978 (Garzanti, Milano 2003, mia edizione 2007, pag. 254), i partigiani ebrei «utilizzarono probabilmente come candelabro le estremità delle loro lance». La leggenda sacra (riferita dal Trattato “Shabbat” 21b del Talmud babilonese) racconta che essi rinvenivano una boccetta d’olio sufficiente per una notte ma che durò miracolosamente sinché, dopo otto giorni di suspence, arrivò altro olio: ecco perché la festa dura otto giorni in ciascuno dei quali s’accende un lumino. Anche Gesù, che era ebreo, andava al Tempio di Gerusalemme per Hannukkah (Giovanni 10: 22, le traduzioni riportano “Festa della Dedicazione” e se consultate ad esempio l’Enciclopedia Treccani troverete Festa della Dedicazione = Hannukah, che è un termine coniato in seguito, nel Seicento). ****
Quella dei Maccabei fu «la prima rivoluzione riuscita»: «fu per la seconda civiltà degli ebrei quello che le guerre di Saul e Davide contro i filistei erano state per la prima», commenta il già citato Chaim Potok (a pagina 250). E come riassume bene al settimanale liberale “Le Point” la rabbina francese Pauline Bebe, «Hannukah rappresenta la prima vittoria per la libertà religiosa». Un valore universale. Hannukah è una Festa simbolo di Resistenza: come gli antichi ebrei lottavano contro l’assimilazione forzata e la paganizzazione, così oggi gli ucraini resistono alla russificazione forzata e gl’israeliani resistono agli attacchi di Iran, Hamas ed Hezbollah. Mentre la Federazione russa, attraverso le sue false agenzie informative diffondeva (come già facevano prima la polizia zarista e poi il KGB) fake news antisemite col preciso fine di distruggere la coesione sociale costruita con fatica dalla nostra civiltà, in Ucraina (che ha anche collocato il Natale nello stesso periodo delle altre denominazioni cristiane) si festeggiava Hanukkah (resa Festa nazionale dal presidente Zelensky già nel 2020). Mentre Putin coi suoi missili ha sadicamente tentato di lasciare l’Ucraina al buio per il terzo Natale di Resistenza (non il secondo, come ha erroneamente detto la RAI), per tutta risposta Volodymyr Zelensky, in una commovente cerimonia di cui potete vedere il video su Internet, ha acceso la prima candela di Hannukah: «È la Festa più gioiosa», ha detto uno dei dodici rabbini ucraini Ospiti nella sua residenza di Kyïv per l’occasione. E il rabbino capo del Dnipro, Shmuel Kaminetsky (i cui genitori, a causa delle persecuzioni antisemite dei comunisti, emigrarono nel 1946 dall’Unione sovietica in quello che sarebbe diventato di lì a poco lo Stato d’Israele) ha detto: «La battaglia tra la luce e l'oscurità continua. Grazie a Lei, Presidente, l'Asse del Male sta diventando molto più debole e presto lo sconfiggeremo. Accenderemo queste candele e speriamo che l'Onnipotente ci aiuti e pregheremo con tutti per vedere presto grandi miracoli», proprio come nella storia gloriosa degli Eroi Ebrei al seguito di Giuda Maccabeo. E mentre in Siria le minoranze religiose tremano dinanzi ai primi atti di barbarico bullismo compiuti impunemente da parte degl’islamisti contro i connazionali cristiani e il governo pratica già di fatto la sharia (negando persino una semplice stretta di mano alla ministra degli Esteri tedesca in quanto donna!), al contrario il presidente ucraino ha celebrato la “diversity” etnica e religiosa del suo Paese in lotta per la civiltà contro la barbarie: «Qui in Ucraina tutti viviamo assieme e tutti combattiamo le tenebre. Sono sicuro che la luce supererà definitivamente l'oscurità». ****
Già tre secoli prima dei seleucidi si era tentato invano di distruggere il popolo ebraico (per macchinazione di Aman, il consigliere speciale del re persiano Assuero, come racconta il libro biblico di Ester, episodio vittorioso in onore del quale si è istituita la festa di Purim). E nel Novecento il tentativo si è ripetuto sotto il nazionalsocialismo e sotto il socialismo reale dell’Unione sovietica (il cui Dipartimento Desinformatsiya ha inventato i diabolici slogan che oggi sono riproposti dagli antisemiti travestiti da antisionisti: “Israele genocida come Hitler”, “i sionisti sono criminali”, come ha scritto l’altro giorno una bulla in risposta ad un mio intervento). Il da poco scomparso presidente Jimmy Carter fece pressing con successo sull’URSS affinché consentisse ai “refusenik” (gli sfortunati a cui il regime dava il Niet per il visto d’uscita) di emigrare da quell’orrenda dittatura: grazie a lui ben 50 mila ebrei l’anno poterono andarsene da quello Stato che disprezzava l’ebraismo. Ad una lettura anagogica, questa storia straordinaria evocata da quella particolare menorah simile ad un albero che è la hannukiah (il candelabro a 9 bracci) è lì a rammentarci una fondamentale verità filosofica: quando come società siamo uniti da un’Idea forte e creativa succedono miracoli. L’idea di Nazione ebraica sta alla base dell’eroismo della Resistenza degli ebrei Maccabei e sta alla base del movimento sionista che, ricorda l’antropologo israeliano Harari nell’articolo sulla “Washington Post” che Vi ho letto ai miei cineforum all’Hotel Diana, non è mai stato una forma di imperialismo né razzismo. Quindi Hannukah è una Festa squisitamente sionista. E’ tutto il contrario di ciò che propagandano i cattivi maestri ProPal. E’ il sionismo la filosofia che ha permesso la (ri)nascita d’Israele: il visitatore attento di Roma noterà che il candelabro ebraico è raffigurato anche sull’Arco di Tito, l’allora generale (poi imperatore) che nel 70 diede l’ordine genocidario di distruggere tutto e tutti a Gerusalemme causando così la Diaspora cioè la Dispersione degli ebrei, ingiustamente esuli in giro per il mondo. Gli ebrei non sono mai stati imperialisti, anzi, al contrario sono stati eroici nel sopravvivere a tanti tentativi di venir distrutti da imperi malvagi. Gli unici due Paesi al mondo governati da ebrei sono in lotta per l’esistenza e resistono eroicamente: Israele ed Ucraina. L’insegnamento di Hannukah è universale, insegna a contemplare e celebrare l’esistenza e la Resistenza: resistere per esistere. Quando auguriamo “Happy Hannukah!” riconosciamo che la Libertà è la Luce e la schiavitù sono le tenebre, che Israele appartiene agli ebrei e che l’Ucraina appartiene agli ucraini. Perciò: lunga vita ad Israele! Slava Ukraïni!

martedì 27 agosto 2024

«Noi, Donne Lesbiche Tedesche Antifasciste, siamo contro Hamas»: ho tradotto il Discorso ad una delle Tante Demo pro-Israele qui a Berlino

«Noi, come Gruppo di donne “Lesbiche contro la Destraccia” siamo felici di essere qui oggi e di prendere posizione assieme a Voi sia contro l’odio verso gli uomini ebrei e le donne ebree sia contro l’odio verso lo Stato d’Israele!
L’islamismo ha più elementi in comune con i movimenti di destra (autoritari e fascisti) che con qualsiasi strategia ed approccio di emancipazione. Non si tratta solo dell’odio antiebraico. E’ anche nell’anti-femminismo pieno di stereotipi contro le donne che Hamas ed i nostri estremisti locali di estrema destra sono ideologicamente affini (…). Dopo la Prima guerra mondiale non ci furono solo i movimenti europei di liberazione come il movimento femminile ma si sono visti altresì movimenti di Reazione (Gegenbewegung) come ad esempio i “Fratelli mussulmani” (che sono stati i primi islamisti), i nazisti ed altre correnti fasciste. Dalla fine degli Anni Venti in avanti i F.lli Mussulmani, i nazisti e i fascisti italiani non solo erano legati ideologicamente ma si sostenevano vicendevolmente:
- i Fratelli Musulmani distribuirono una traduzione araba del “Mein Kampf” di Hitler già prima del 1933 (cioè della salita al Potere di Hitler, ndr); - dal 1939 in avanti il Partito nazionalsocialista dei lavoratori trasmise quotidianamente in lingua araba da Radio Zeesen qui vicino a Berlino la propaganda nazista: il loro antisemitismo stragista era infarcito di citazioni estrapolate fuori contesto dal Corano e dagli hadith del Profeta; - il Partito nazista ha sostenuto con denaro, armi e manodopera il Gran Muftì di Gerusalemme Muhamed Amin al-Husseini, fondatore del movimento nazionale panarabista nel territorio mandatario; - dal 1941 il Gran Muftì ed il suo Staff furono Ospiti d’onore di Hitler e Himmler in una villa qui a Berlino. Per conto del regime nazista il Muftì addestrò i mussulmani in Bosnia e Croazia per la Divisione SS “Handschar” che perpetrò brutali azioni sia contro i partigiani antifascisti sia contro la popolazione ebraica; - dopo la Seconda guerra mondiale non solo alcuni funzionari nazisti fuggirono in Medio Oriente per lavorare per i governi locali ma mille soldati della Divisione SS Handschar arrivarono nel territorio mandatario nel 1947 per combattere contro il futuro Stato d’Israele; - le bande del Gran Muftì combatterono qualsiasi opposizione interna, anche per mezzo dell’omicidio, proprio come oggi sta facendo Hamas; - pertanto non ci sorprende il ritrovamento fra i terroristi di Hamas -che appartengono ai Fratelli Mussulmani- di copie arabe del “Mein Kampf” e che Höcke (Björn Höcke, politico antisemita dell’AfD, l’estrema destra tedesca che è oggetto di una conventio ad excludendum da parte di tutti i normali partiti costituzionali, ndr) chieda una maggiore “tolleranza” nei confronti dei Mullah iraniani; - ciò che invece è strabiliante sono i cosiddetti “Queer for Palestine” e le sedicenti “femministe” che negano gli stupri di massa e le altre atrocità documentate dai video della stessa Hamas. Queste tendenze antisemite esistevano anche nel mondo della cultura e delle università da già prima del Sette Ottobre ma il fatto che ci sia stata un’escalation di tale livello dopo questo barbaro Pogrom è scioccante. Dovrebbero essere sottoposti a critica anche i resoconti di molti mass media che rilanciano, senza metterla in dubbio, la propaganda di Hamas. Li invitiamo ad affrontare finalmente questa pagina del nazionalsocialismo! - chiediamo altresì al governo tedesco di porre fine alla sua cooperazione acritica con il regime dei Mullah iraniani, che avviene dal 1984, e al sostegno all’UNRWA (agenzia ONU per i rifugiati palestinesi della quale alcuni dipendenti si sono rivelati essere complici attivi dei crimini dei terroristi di Hamas, ndr)».

giovedì 18 luglio 2024

We Stand With President Biden. Youth Populism and Journalistic Populism Destroy Democracy

by LELE JANDON
In the debate between the two presidential candidates, American private television CNN played the role of the schoolmarm and forbade them to keep any memo sheets, as if it were a quiz game or an oral exam to two schoolboys. This TV station had no moral scruples in considering that the President in office has a certain age and responsibility. The result of this stupid rule is that the Commander in Chief, without notes and support, has been put in difficulty. In the name of what? To get a wider audience and to make headlines. This ridiculous rigorism is just an example of the TV populism borrowed from reality television shows. Populism comes from Latin “populus”, “the people” (meaning “the majority” or “the crowd”): ask the people what they want and it will be given to them! Do the people, ready with chips and popcorn, want sadistic entertainment (suspense, twists and turns and memory lapses)? Et voilà, here you are served! Candidates, take away the notes! And in fact, as it was expected, Joseph R. Biden Jr., 81 years old like another authoritative liberal-Catholic, the Italian president Sergio Mattarella (who is actually 82), showed uncertainties (which we had already learned about, this is also why we love him: for his humanity).
All the evil comments said they were embarrassed for themselves, for their own party, no one felt empathy for him and put themselves in his shoes. “Biden-is-old”, “Old-is-ugly”, “Old-is-unpresentable”, “Old-is-Out-Of-Fashion”. Sensationalism and Scandalmongering are fundamental ingredients of populism. And populism can be everywhere, also in journalism. In fact, before taking this popular and populist political position against Biden, these “journalists” took into account the results of the various opinion polls carried out in the previous months. All those demoscopic polls (from the Greek “demos”, “the people”), for instance the one taken by the ABC television, revealed that the overwhelming majority of Americans (“the people”) consider Biden “too old”.
All the commentators shouted about the “Senility Scandal” (Italian far-left commentator of Palestinian origins Rula Jebreal said «in the eyes of the Americans he seemed senile»). The real scandal is that there was no live fact checking on Trump’s countless lies: everything was objectively to the disadvantage of the only candidate who believes in the liberal democracy. As if it were not enough, and to further demonstrate that this is not a public service but Pure Populism, this vulgar television conducted a survey among the “people”: it did not ask which of the two had the best arguments but who won, who made at their eyes the best “impression”. The “people” preferred the plastic candidate to the natural candidate. It seemed to be the Sanremo Song Festival where it is normal to read and hear commentators judge the competitors based on their outfit and not on the basis of the song. But politics is a form of art, not a show. And truth is not a jingle. Another arrogant “liberal” media, the daily paper “New York Times”, ruled in an editorial by its “opinionists” that Mr. Biden “must” withdraw. Stupid opinion that has infected not only other “progressive” newspapers but also many financiers, causing a very serious problem for the credibility and unity of the only truly democratic Party and therefore for the stability of American democracy in an election that is decisive for the future not only of Ukraine and NATO but also of the entire (little) free world. It should be remembered that the world-celebrated NYT not only in 2008 did not endorse Barack Obama (who later saved America from Sarah Palin) but in 2016, instead of dedicating journalistic inquiries to the Russian interferences (by means of fake news in favor of Trump), contributed to the defeat of the most qualified candidate ever, Mrs. Clinton, by means of another form of scandalmongering: the so called “email controversy” (that means the fake “emails scandal”). As Secretary of State she had never used her official account for her correspondence, which is irregular but not illegal. Wanting to play at being “influencers” rather than reporters, aspiring to go beyond their role and become protagonists of the theater of politics with an easy populism of British tabloids whose specialty is character assassination (see for example Prince Harry and his American wife Meghan), these failed journalists continue to create cases and messes based on nothing (“Does Biden have Parkinson’s Disease?”). That is packaging fake news. And the press that spreads unfounded alarms is bad press. The British weekly “Economist”, whose editorial policy is to always create a fantasy, sensationalist cover, even dared to put a satirical drawing with a walker instead of Biden’s face on its cover. But politics is a serious matter and ancient Greece shows us that satire and democracy do not go together: let’s not forget that Socrates was mocked at the theater by a comedian before being sentenced to death by his fellow “democratic” citizens. Political correctness, that means respect, is still necessary. Let’s look for example at the disastrous consequences caused by the tolerance towards anti-Semitic satire: I refer to the fact that it has become normal for the American comedians to mock Jews, as Franklin Foer noted at the end of his article “The Golden Age of American Jews is Ending” (published in “The Atlantic” on March 4th). Each of these “media”, who show a high opinion of themselves and a very low opinion of president Biden, should be ashamed of their undue interference. History will judge them with the condemnation they deserve. Who do they think they are, to dictate the party line? How can they exchange good for evil? How can they mistake tenacity for obstinacy? The old age for senility? And what is the difference between the redneck “haters”, the “keyboard warriors”, and these hate speeches against a very respectable elder who saved democracy and put all his effort into saving it again? What is the substantial difference between the common bullying of teenagers and similar mobbing by the “Big Newspapers” against the president? Why, instead of sensationalizing president Biden’s mistakes, didn’t these “liberal” journals insistently ask for the resignation of Trump, found guilty of 34 charges, the first candidate convicted in US history?
Why ageism (the prejudice against the elderly) is now considered to be “politically correct”? Because the self-proclaimed “progressive” media use it. And why do they use it? In order to gain new viewers and more readers and influence politics. Look at the last four years. The far-left American youth movements have constantly caused anti-system agitation that have hit president Biden undeservedly: first the so-called “activists” calling for a stop to funding for the entire police departments (that means defunding the protection of the citizens!), taking as a pretext some cases (statistically irrelevant) of murders by individual bad apples among the policemen; then the “acampados” students who occupied illegally the public spaces of universities (preventing the right to study) shouting criminal slogans against Israel (not against Premier Netanyahu: against the Jewish State!); now, after the anti-police and the anti-Israel movements, it’s time for another extremist movement, that we may call “the Anti-Biden” youth. Look how disrespectful those self-proclaimed “activists” in slippers are towards the President: «Step down for democracy!», «Thank you, next…». They look like voters of Trump, their slogans are equally vulgar.
And the American “Progressive Press”, instead of supporting this great president underlining his historic reforms (that are facts, not opinions), instead of commenting objectively “Well done, Mr. President!”, has given prominence to destructive movements devoid of any credibility, animated only by the desire to destroy and vent their repressed hatred against scapegoats, who shout put completely irrational, impracticable, anti-political and apolitical demands (always against someone, never in favor of something concrete and positive). This is because the desperate press is greedy for new “followers” among illiterate young people (who notoriously no longer have the patience, culture and maturity to read newspapers and present many cognitive handicaps such as difficulty to concentrated and follow University lessons without constantly checking messages on their cell phones, as the American sociologist and psychologist Sherry Turkle notes in her book “Reclaiming Conversation”). There is no justice and no compassion in such deplorable movements. They are fake progressives. In fact, among those “anti-Biden” there is unsurprisingly the Amal Clooney’s husband. Many say he has always been hiding his own homosexuality not to damage his career and to remain popular among the women; his wife is also very narcissistic and as a lawyer brought in front of the ICC the false Islamist accusation against Israel of «intentionally directing attacks against a civilian population». Both of them exploit the cynically exploit such youth trends to gain personal power.
Against these thankless moral idiots, as a true moral leader of the nation, Joseph Biden heroically continues his path with enormous dignity: «No one is more qualified for the presidency than me», he reiterated without false modesty. He is actually the best also (and above all) by virtue of his venerable age and not “despite” his age. By virtue of his experience as a senator and vice President in just four years (but with great influence already as Obama’s deputy) Biden has already been the most reformist President in American history. The progressive leader has already defeated Trump once and is the only man in America capable of defeating him again.
He pointed out: «I’m old, but only three years older than Trump». And he explained that his lack of energy at the recent debate was due to tiredness from too many electoral campaign trips and it is a perfectly credible explanation that should satisfy us. Nancy Pelosi said that it’s not about judging a debate performance but about the performance of a presidency. In fact, not only all the governors of the Democratic Party are on good Joe’s side but also the award-winning Jewish American historian Allan Lichtman who wisely said to the “Wall Street Journal” that Biden must stay in the race (and possibly, in case he is tired, he will give way to the Vice President Kamala Harris). As we all know, Biden made new little blunders later during the exhausting presidential campaign but he immediately corrected himself without the suggestions from collaborators. And even if he had little confusions, I remind you that older people have different times, another rhythm, they are slower and it is normal that many of them may also have a mild neurocognitive disorder that does not create practical problem. They confuse for one moment some things or repeat the same concepts. This is not a Political Problem. Intolerance for old age is a social problem. Biden gaffes makes him as likable as our beloved grandparents.
The most important American Jungian psychoanalyst, James Hillman (1926 – 2011), dedicated his book “The Force of Character” to illustrate his inspirational thesis that old age has the advantage of making character flourish. And Biden demonstrated his strength of Character on this challenging occasion too. President Biden is not only a man of extraordinary political intelligence but he is endowed with an emotional intelligence: his reforms, his policies, his words and his hugs are there to demonstrate it. The American writer Marilynne Robinson said in an interview to the NYT: «I’m less than a year younger than Joe Biden, so I believe utterly in his competence, his brilliance, his worldview. I really do. You have to live to be 80 to find this out: Anybody under 50 feels they’re in a position to condescend to you. You get boxed into this position where people who deal with you are making assumptions about your intellect. It’s very disturbing. Most people my age is just fine. What can I say? It’s a kind of a good fortune that America is categorically incapable of accepting: that someone with a strong institutional memory, who knows how things are supposed to work, who was habituated to their appropriate functioning is president. I consider him a gift of God. All 81 years of him».
All this considered, it’s not that Biden is the wrong candidate. What is wrong is the scale of false values of a hyper-performing, superficial and sick society which now lacks respect even for its great elders. What is morally wrong is the populism of these mass media which, in order to be complacent with their (potential) readers and viewers, illiterate about politics, raise and idolize stupid opinions. As the Italian political scientist Giovanni Sartori (1924 – 2017), Professor at Columbia University, already wrote in his 1997 essay “Homo Videns”, television is bad for democracy, it has become the spokesman of the public opinion. That is often bad and superficial. “Vox populi, vox Dei” (in Latin: “Voice of the people, voice of God”) has always been the Machiavellian motto of the Roman Catholic Church, as the Yale historian John Boswell (1947 – 1994) wrote in one of his fundamental books (“Christianity, Social Tolerance and Homosexuality. Gay People in Western Europe from the Beginning of the Christian Era to the Fourteenth Century”, the University of Chicago Press, Chicago and London 1980, page 38, Introduction).
Let’s not forget that the masses are serial killers, assassins. And they are now engaging in Joseph Biden’s character assassination. The philosopher Kierkegaard (1813 – 1855) underlined this tragic truth in various books, for instance: «I have never read this commandment in Scripture: you must love the Crowd, Christ never wanted to deal with the Crowd, the Crowd is falsehood, the Christian duty is to turn against the Crowd». Look at a recent example of double standard of the “people”: while the boss of the Catholic Church and Head of State of the Vatican Bergoglio, following the ancient “Vox Populi, Vox Dei” method of government, continues to deny homosexuality as a natural orientation and has just badly reiterated the ban on homosexual men from becoming priests (thus denying a human right, the right to choose one’s own job), on the contrary the most illustrious (together with President Macron) progressive Catholic politician, Joseph Biden, not following the transphobic masses, recognized the injustices suffered by former soldiers convicted only for being gay during their service by granting them the presidential pardon. The former remains popular, the latter is even more and more unpopular: on the one hand we see the genuflections of the masses who idolize the homophobic Pope in a wheelchair (Italian Catholic theologian Adriana Zarri, 1919 – 2010, defined this form of idolatry as “papolatry”), on the other side the masses who mock the US President, a tireless progressive fighter, because he is “too old” (three years older than his opponent). “The People”, idol of right-wing and left-wing populisms, are reconfirmed to be irrational, inconsistent, ungrateful, homophobic and superstitious. Instead of valorizing the extraordinary experience of this great old gentleman who should be the pride of the Nation, and instead of opposing the wisdom of this hero to the populism of the far right, these papers propose another form of populism of the opposite sign: younger-is-better. Taking as a pretext the new trend of scrapping old ones, these bankrupt journalists reduced to newsboys, have created for commercial reasons a daily soap opera (“Does he resign or not?”) which has already caused irreparable damages: it will be their fault, as in 2016, if Trump wins. In her commentary on the ‘Biden-Scandal’ in the Berlin good newspaper “Tagesspiegel”, the German journalist Sabine Rennefanz took the market men’s opinion as her own: «I’d be in favor of an age limit for top political positions». And the same day the very good parliamentarian of the Green Party Renate Künast (who is only 69!) announced her retirement from active politics with these words: «It’s time to make room for the youth». I don’t think that “making room for young people” is a smart trend to be copied from the US. Let’s draw inspiration from the best of America, such as the Experience and Empathy in political art constantly demonstrated by Biden. Long live President Biden! Lele Jandon The original Italian version: http://lelejandon.blogspot.com/2024/07/restiamo-col-presidente-biden.html

lunedì 8 luglio 2024

Restiamo col presidente Biden. Scandalismo e Populismo giornalistico distruggono la Democrazia

di LELE JANDON
Qui in Germania, fra i canali TV gratuiti, nostro malgrado ci tocca vedere la CNN. Una specie di La7 in salsa americana con tutti volti piacenti e piacioni perché ciò che conta per questi progressisti immaginari è la telegenia. Con una formuletta di chiacchere & intrattenimento questa cattiva televisione privata è l’ennesima dimostrazione che il mezzo televisivo nuoce alla democrazia. Come si vede nel caso delle elezioni presidenziali: la presuntuosa televisione di Atlanta ha fatto la maestrina al confronto fra i due candidati alla presidenza ed ha vietato loro di tenere con sé qualunque foglio-promemoria, come se si trattasse di un quiz o di un esame orale di due scolaretti. E senza considerare che il presidente in carica ha una certa età e responsabilità. Il risultato di questa stupida regola è che il Comandante in Capo, senz’appunti e senz’appigli, è stato messo in difficoltà.
Questo ridicolo rigorismo non è che l’ennesima tappa del populismo televisivo mutuato dai reality show. Date al popolo ciò che vuole e gli sarà dato. Il popolo, pronto con le patatine e i popcorn, vuole divertimento sadico (colpi di scena dovuti all’improvvisazione e vuoti di memoria)? Et voilà, eccoVi serviti! Via gli appunti! E infatti Joseph Biden, 81 anni (il nostro presidente Sergio Mattarella ne ha 82), ha avuto incertezze. Che peraltro già avevamo imparato a conoscere. Anche per questo gli vogliamo bene: per la sua umanità. Ma gli opinionisti-strilloni hanno gridato allo “Scandalo della Senilità”.
Come se ciò non bastasse, e ad ulteriore dimostrazione che questo non è un servizio pubblico bensì Puro Populismo, questa volgare televisione ha condotto un sondaggetto fra il “popolo”: non ha chiesto chi fra i due avesse i migliori argomenti ma chi avesse fatto una migliore impressione, chi avesse “vinto”. Quindi il “popolo” al candidato al naturale ha preferito il candidato di plastica probabilmente imbottito di cocaina. Sembra il Sanremo degl’italiani ci cui commentatori (televisivi e non solo) giudicano i concorrenti in base all’outfit e non sulla base della canzone. Un altro arrogantissimo mass media “liberal”, il “New York Times”, ha sentenziato in un editoriale dei suoi “opinionisti” che Biden “deve” ritirarsi. Opinione stupida che ha contagiato non solo altri giornali “progressisti” ma anche tanti finanziatori creando un problema gravissimo per la credibilità e l’unità dell’unico Partito realmente democratico e quindi per la tenuta della democrazia americana in un’elezione decisiva per il futuro non solo dell’Ucraina e della NATO ma anche del nostro mondo libero. Va ricordato che il tanto blasonato NYT non solo non fece endorsement per Barack Obama (il quale poi salvò l’America da Sarah Palin) ma nel 2016, anziché dedicarsi ad approfondire le decisive ingerenze russe (per mezzo di fake news) a favore del candidato Trump, contribuì a far perdere la candidata più preparata di sempre, la Clinton, con un’altra forma di scandalismo che avrebbe potuto risparmiarsi, il finto scandalo delle email (da segretaria di Stato non aveva mai usato il suo account ufficiale per la sua corrispondenza, cosa irrituale ma non illegale). Volendo giocare a fare gli “influencer” anziché i cronisti, volendo sconfinare dal proprio ruolo e diventare protagonisti della Politica con facile populismo da giornaletti per portinaie, questi giornalisti falliti continuano a creare casi e casini basati sul nulla. Cioè confezionando fake news, notizie fasulle (come quelle recenti contro la Puglia). E la stampa che diffonde allarmi infondati è cattiva stampa.
Il settimanale britannico “Economist” ha addirittura osato mettere in copertina un disegno satirico con un deambulatore al posto di Biden. La Politica è cosa seria e l’antica Grecia ci mostra che satira e democrazia non vanno d’accordo: non dimentichiamo che Socrate fu sbeffeggiato a teatro da un comico prima di venir condannato a morte dai giurati suoi concittadini. E tutti noi italiano conosciamo bene le conseguenze delle diffamazioni di Beppe Grillo contro i suoi avversari politici. Tutti e tre questi “media” dovrebbero vergognarsi di queste loro indebite ingerenze. Chi si credono di essere, per dettare la linea dei partiti? E qual è la differenza fra gli “haters” bifolchi, i “leoni da tastiera”, e questi discorsi d’odio contro un rispettabilissimo anziano che ha salvato la democrazia e ha messo tutto il suo impegno per salvarla di nuovo?
Qual è la differenza sostanziale fra il comune bullismo degli odiatori ed un simile pressing e mobbing dei “Grandi Giornali” che attaccano ad personam il “Commander in Chief” dicendogli che “deve” dimettersi? Perché questi giornaloni liberal non hanno piuttosto chiesto insistentemente le dimissioni di Trump, giudicato da una giuria colpevole di 34 capi d’accusa, il primo candidato condannato della storia USA? L’estrema sinistra giovanilista americana ha costantemente creato movimenti anti-sistema che hanno sempre colpito Biden: prima le manifestazioni giovanili che chiedevano lo Stop ai finanziamenti alla Polizia (cioè alla protezione dei cittadini!) prendendo come pretesto alcuni casi (peraltro statisticamente irrilevanti) di omicidi da parte di singole mele marce fra i poliziotti; poi gli studentelli acampados che occupavano gli spazi pubblici delle Università (impedendo il diritto allo studio) gridando slogan criminali contro Israele; ora è il momento dell’ennesimo movimento sociopatico, gli “anti-Biden”. E la stampa americana, anziché sostenere questo grande presidente e sottolinearne le storiche riforme, volendo conquistare “followers” fra i giovani analfabeti che (notoriamente) non leggono più i giornali, ha dato risalto a movimenti distruttivi di giovinastri privi di qualsiasi credibilità, animati solo dalla smania di distruggere e sfogare i loro odî repressi contro capri espiatori, che gridano istanze assurde, inaudite, completamente irrazionali, impraticabili, antipolitiche ed impolitiche (sempre CONTRO qualcuno, mai in favore di qualcosa di concreto). Contro questi idioti, da vero Leader morale della Nazione, Joseph Biden eroicamente tira dritto per la sua strada con enorme dignità: «Nessuno è più qualificato di me per la presidenza», ha ribadito senza falsa modestia. Egli è effettivamente il migliore anche (e soprattutto) in virtù della sua veneranda età e non “nonostante” la sua età. In virtù della sua esperienza di senatore e vicepresidente in soli quattr’anni (ma con grande influenza già come vice di Obama) Biden è già stato il presidente più riformista della Storia americana. Il leone progressista ha già sconfitto una volta Trump ed è l’Unico Uomo in America in grado di sconfiggerlo di nuovo. Peraltro Biden ha spiegato bene che le sue défaillances al confronto con lo sfidante erano dovute alla stanchezza per i troppi viaggi della campagna elettorale ed è una spiegazione che, vista l’età, è perfettamente credibile. Come ha detto Nancy Pelosi, «non si tratta di giudicare una prestazione in un dibattito bensì la prestazione di una presidenza». Infatti sono dalla parte del buon Joe non solo tutti i governatori del Partito democratico ma anche il pluripremiato storico ebreo americano Allan Lichtman il quale dice saggiamente che Biden deve restare in gara (ed eventualmente, se sarà stanco, cederà il passo alla vicepresidente). E se anche Biden avesse nuove incertezze durante la dura campagna presidenziale, vi ricordo che le persone anziane hanno altri tempi, sono più lente ed è normale che tante di loro possono anche avere un disturbo neurocognitivo lieve che non crea problemi pratici. Il fatto che Biden faccia delle gaffes lo rende simpatico come i nostri Nonni.
Non è lui il candidato sbagliato, è sbagliata la scala di falsi valori di una società iper-performante, superficiale e malata che oramai manca di rispetto persino ai suoi grandi vecchi, e del populismo di una stampa che per essere compiacente con i suoi lettori e telespettatori, analfabeti della politica, rilancia e idolatra opinioni stupide. Anziché valorizzare l’esperienza straordinaria di questo Grande Vecchio che dovrebbe essere l’orgoglio dell’America, ed opporre al populismo dell’estrema destra la saggezza di quest’Eroe, questi fogli -peraltro col loro pessimo inglese da quattro soldi- propongono un’ennesima forma di populismo: il giovanilismo (“giovane-è-meglio”). Così ha sentenziato la voce del popolo dei giovani. Prendendo a pretesto la nuova moda della rottamazione dei vecchi, questi giornalisti falliti e ridotti a commercianti-strilloni hanno creato per motivi commerciali una telenovela quotidiana (“si-dimette o non-si-dimette?”) che ha già causato danni forse irreparabili: sarà colpa loro, come nel 2016, se vincerà Trump. Il “largo-ai-giovani” è un’altra moda sciocca da non copiare dall’America. Copiamo dagli Stati Uniti solo il meglio, come l’Esperienza, l’Eroismo e l’Empatia nell’arte politica sempre dimostrate da Biden. Lunga vita al presidente Biden! Lele Jandon

lunedì 22 aprile 2024

La Schiavitù è un Disvalore: il Senso di Pesach e della Resistenza Ucraina

di LELE JANDON
Pesach è l’occasione per imparare a conoscere la stupenda storia, avventurosa ed avvincente, di Mosé, l’eroe fondatore dell’idea di giustizia sociale, che i cosiddetti docenti di religione cattolica non insegnano ai nostri ragazzi. Attualmente potete vedere su Netflix l’approfondito docudrama in tre puntate “Testament: The Story of Moses” (un mix fra fiction di alto livello con effetti speciali con intermezzi di approfondimenti di studiosi come la rabbina Rachel Adelman) dove spicca il bellissimo personaggio della madre adottiva, interpretata dall’attrice turca Tülay Günal (in una delle foto la vediamo ritratta in un affresco -in salvo al Museo di Damasco- originario della sinagoga di Dura Europos in Siria, scoperta nel 1932 e distrutta dall’ISIS).
In questa Festa gli ebrei ricordano di essere stati per ben 400 anni schiavizzati dai tanto ammirati antichi egizî che a suon di frusta gli facevano costruire le città sinché, sotto la leadership di Mosé, furono condotti in libertà. Lanciatisi in quella rocambolesca e precipitosa Fuga, con la soldataglia del Faraone alle calcagna, quei coraggiosi profughi ebrei non poterono panificare e così mangiarono pane non lievitato: in occasione della Festa di Pesach, mangiano pani azzimi per ricreare l’atmosfera dei loro avi e ricordare in maniera vivida. La professoressa Susannah Heschel (in foto), memore del clima d’inclusione gay friendly nella sua famiglia (suo padre era Rabbi Heschel, il rabbino ebreo americano che marciava al fianco del pastore MLK Jr.) aggiunge simbolicamente alla sua tavola di Pesach un’arancia, un abbraccio ideale al movimento di liberazione LGBT.
Agli ebrei, dunque, viene giustamente insegnato che l’essere schiavi è un disvalore, un insegnamento non scontato dato che si sentono tanti nostalgici del comunismo i quali (maledicendo l’Ucraina e la sua Resistenza) dicono di “ricordare” che durante l’Unione sovietica e la DDR le cose non stessero poi così male (“il lavoro e il pane non mancavano”). E il 25 aprile, Festa nazionale, noi de “Il Cinema e i Diritti” non mancheremo di marciare a fianco della Brigata ebraica assieme all’Associazione Milanese Pro Israele e a tutti i piccoli partiti liberali per ricordare il contributo degli ebrei alla Resistenza.
Nello stesso libro biblico dell’Esodo (potete acquistare una Bibbia per due euro negli ipermercati Coop) come mi ha ricordato un’amica rabbina, si indica di trattare con carità lo straniero dal momento che bisogna ricordarsi di essere stati stranieri. Infatti Israele è una società con una bella diversity di etnie e religioni (la vittima del raid iraniano dell’altro giorno è stata una bimba beduina) e lo stesso vale per le Università (una rettrice è araba-mussulmana), a sconferma delle menzogne di quei 4 mila professori e dei tanti studenti che, pena assalto alle forze dell’ordine, esigono lo Stop delle ricerche congiunte e delle collaborazioni con gli accademici israeliani. Con il duro lavoro, con l’acquisto delle proprie case, con la legittimità internazionale dello storico voto alle Nazioni Unite del 14 maggio 1948 (che Antonello Ghezzi ha mostrato nel suo approfonditissimo docufilm su Kafka che abbiamo proiettato, fra le varie sedi, anche al Goethe-Institut di Milano) e, loro malgrado, con le guerre di autodifesa combattute contro quei vicini nemici che subito li hanno attaccati, gli ebrei hanno ricreato lo Stato d’Israele in base al principio di autodeterminazione dei popoli ed hanno tutto il diritto di continuare a difenderlo, nonostante i finti auguri di “pace” dei populisti papalini come Marco Tarquinio, ex direttore del quotidiano dei vescovi ora candidato dal Pd della signorina Schlein. Perciò auguriamo: lunga vita ad Israele e Chag Pesach sameach! Pessach sameach! Ein fröhliches Sameach!