mercoledì 26 ottobre 2022

I Femminicidi in Iran: l'Odio di Stato produce Serial Killer di Stato

di LELE JANDON Sono già quattro i sadici femminicidi di Stato nella Repubblica islamica dell’Iran contro cui hanno manifestato sabato scorso a Berlino ottantamila persone (dati ufficiali della “Polizei”).
La “polizia morale” iraniana, invaghitasi di una 22enne della minoranza curda, Mahsa (che in compagnia dei familiari si recava in visita a dei parenti) l’ha tratta in arresto con la falsa scusa che non indossava correttamente l’hijab: lasciava scoperta qualche ciocca di capelli. Tre giorni dopo i genitori l’hanno trovata in obitorio con la testa fracassata e le sevizie tipiche dei serial killer. Tale palese stupro di Stato ha scatenato l’indignazione generale delle sue coetanee, a chiunque delle quali sarebbe potuto accadere quest’abuso di potere: in tantissime si sono fatte coraggio e in 80 città iraniane hanno reclamato l’abolizione della polizia religiosa. Una delle manifestanti protestatarie, Hadis Najafi, è stata arrestata dai servizi segreti: i familiari se la sono ritrovata in camera mortuaria con le stesse crudeltà sul corpo. Uno di loro mostra l’sms: «I servizi mi stanno inseguendo, aiuto!». Ma ora non possono più rilasciare dichiarazioni. Magari i suoi assassini sono gli stessi di Mahsa. Avendo lei solo 16 anni, il femminicidio (strano che i giornalisti non usino questa terminologia, a tutt’evidenza corretta perché si uccidono le donne per il fatto di essere donne ribelli) ha provocato un’ondata di compassione nelle minorenni.
Aveva la stessa età Asra Panahi, picchiata a morte dalla sbirraglia per essersi rifiutata d’intonare un inno al culto della personalità di Khamenei in stile Gioventù hitleriana. Ed è probabile che una quarta ragazza (sparita) sia stata uccisa come pensano i testimoni oculari che l’hanno vista trascinare via: la ventenne Pardis Javid, anche lei della oppressa minoranza curda, tratta in arresto mentre protestava nella capitale del Kurdistan iraniano. «La nostra vita somiglia al “Racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, solo che le donne come zia Lydia sono la minoranza», scrive una ragazza iraniana di nome Marjan su “La Stampa” di Torino. La mancanza di rispetto per la vita umana è una caratteristica tipica dei fascismi: non a caso l’Iran sostiene fermamente Putin. E quando un fascismo predica la sua propaganda contro un gruppo umano (le donne o il popolo ucraino ad esempio) coloro che ricevono dallo Stato le armi sono incitati ad uccidere proprio come sta accadendo nell’Ucraina ove le donne vengono spesso stuprate dalla soldataglia russa.
E c’è un quarto Target del regime, anche lei giovane e bella: la 30enne Alessia Piperno, un’italiana (di origini ebraiche in un regime antisemita, come ha dimostrato a suo tempo Ahmadinejad che con la Bomba atomica voleva spazzare via dalla faccia della Terra lo Stato ebraico) è stata prelevata all’uscita del suo albergo. Il pretesto del fermo è che ha esternato simpatia per le manifestazioni a cui non ha peraltro partecipato. Tenere in ostaggio questa straniera è utile al regime per lanciare il monito: «Gli stranieri devono rispettare le nostre leggi», quindi se una persona ospite in Iran anche solo scrivesse che sta dalla parte delle studentesse finirebbe in carcere per sedizione. Infatti l’Ayatollah invoca la tipica arma dei fascisti, il vittimismo: «Le proteste sono pianificate da Stati Uniti ed Israele». Ma proprio Joseph Biden ha commentato: «Faccio politica da tanto tempo ma sono rimasto sorpreso nel vedere che cos’ha risvegliato in Iran la morte di quella giovane», una sconosciuta. Si muovono Berlino e Bruxelles: l’assertiva ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, che da sempre rivendica “una politica estera femminista”, e l’Alto rappresentante per gli Affari esteri europei Josep Borrell, hanno già annunciato le prime sanzioni contro undici persone e quattro entità del regime che maltratta così le donne. Inoltre la nostra UE indagherà sui droni suicidi consegnati dall’Iran a Putin e darà altri 500 milioni di euro di aiuti all’Ucraina il che significa anche alle donne vittime delle varie violenze dei servi di Putin. Lele Jandon www.ilcinemaeidiritti.it

martedì 16 agosto 2022

Magica Berlino, Cinema sotto le Stelle in Ogni Quartiere!

di LELE JANDON
Che magia il Cinema sotto le stelle: è il “Sommernachtskino” (qui nella capitale tedesca ce n’è uno in ogni quartiere)! E che piacere rivedere in lingua originale inglese (con sottotitoli in tedesco) uno strabiliante film-cult come “Mullholland Dr.” comodamente seduti sulle sdraio da spiaggia qui fuori al fresco al Kulturforum, avendo dinanzi a noi la stupenda view sullo skyline della chiesa di San Matteo e degli originali grattacieli di Potsdamerplatz! Geniale film sui generis (premiato anche a Cannes per la sensualissima “mise en scène”), scritto e diretto dal Premio Oscar David Lynch, questo conturbante film del 2001 (riproposto in occasione del recente restauro) appare come un intrigante giallo psicologico ed insieme una romantica e commovente storia d’amore fra due fascinosissime donne (coraggiosa per l’epoca). In realtà si rivelerà una magica opera d’arte sull’inconscio e sulla presa di coscienza.
La surreale trama incomincia dal tentato omicidio di una misteriosa donna (la bellissima Laura Harring) salvatasi miracolosamente “grazie” ad un incidente d’auto in conseguenza del quale, però, le resta un’amnesia: senz’indugi le offre subito la massima comprensione e disponibilità una sconosciuta, Naomi Watts (che quest’interpretazione rese finalmente e giustamente famosa). Tenete conto che il Classico preferito del regista è “Sunset Blvd.”: anche il Sunset Boulevard è, come Mullholland Drive, una lunga, lussuosa e celebre strada della favolosa Los Angeles, la Mecca del Cinema. Ed anche il film di Lynch, come “Viale del Tramonto”, è una durissima critica alla Film industry: se nel noir del sette volte Premio Oscar Billy Wilder il co-protagonista è in fuga dagli esattori e trova rifugio per caso nella mansion di un’ex diva del muto caduta in depressione (Gloria Swanson), analogamente qui la co-protagonista, scampata ai killer appunto sulla Mullholland Drive, s’introduce nel bell’appartamento di un’aspirante star. Se volete provare ad indovinare lo spiazzante colpo di scena finale di questo stupendo ed assai sofisticato film (il regista è anche sound designer), prestate molta attenzione alle parole-chiave del presentatore-mago-illusionista nella scena di cabaret al “Club Silencio”. Ecco il sito dove prenotare a dieci euro il vostro “Freiluftkino” (ma i biglietti si possono acquistare anche la sera stessa in loco, a dodici €): www.yorck.de Lele Jandon (Il Cinema e i Diritti www.ilcinemaeidiritti.it)

lunedì 20 giugno 2022

“Felice Pride Month!”: l’Abbraccio dei Luterani dell’ELCA

di LELE JANDON
Nel mio viaggio in Oregon e California ho sempre notato esposta sul portone d’ingresso delle chiese affiliate all’ELCA la bandierina arcobaleno (un segno d’accoglienza del movimento di liberazione gay che è nato proprio in quel Paese) assieme a quella di “Black Lives Matter” (mentre il vescovo cattolico di Worcester, in Massachusetts, pochi giorni fa ha proibito ad una scuola di gesuiti, che in America sono gay friendly, di definirsi “cattolica” per aver deciso di continuare ad esporre queste due bandiere). La ELCA (Evangelical Lutheran Church in America), la maggiore denominazione luterana degli USA, con sede a Chicago, sostiene attivamente le persone ed i pastori e le pastore LGBT: “I nostri fratelli LGBT sono un dono per la nostra Chiesa e per il mondo”. La marcia del gay pride è assai sentita negli States ove è appunto stata ideata (nel 1970 a Chicago, Los Angeles, San Francisco e NYC) in memoria della Rivolta di Stonewall a Nuova York del giugno 1969. E come scrive persino la chiesa della minuscola Lakeview, in California, “giugno è un mese dedicato alla sensibilizzazione (raising awareness)” e così durante il “Pride Month” quasi mille parrocchie dell’ELCA organizzano Eventi a tematica LGBT anche grazie al programma “Reconciling in Christ”, opera di community organizing (in corso da almeno quarant’anni) dell’organizzazione luterana “Reconciling Works” che ha sede a Minneapolis.
Proprio in Minnesota, oltre all’iniziativa di “Queer Grace” (che mira ad accogliere persone LGBT precedentemente traumatizzate dalla chiesa e ciononostante interessate ad approfondire lo studio della Bibbia), la “Grace Lutheran Church” (la cui pastora ha fondato di propria originale iniziativa l’Enciclopedia online a tematica gay “Queer Grace”) ha formulato una preghiera di pentimento in un memorabile video collettaneo due anni fa: “I cristiani hanno profondamente ferito la comunità LGBT, è tempo che la chiesa riconosca il danno fatto e s’impegni in concreti atti di pentimento, rinnovamento e riforma”. Ecco una rosa dei messaggi d’auguri più belli ai “siblings” (parola che più correttamente comprende fratelli-e-sorelle) gay, lesbiche, trans e bisessuali. La “Christ Lutheran Church” di Pacific Beach (San Diego) si felicita e s’impegna: “Facciamo festa (celebrate) e rinnoviamo il nostro impegno nel lavorare per la dignità, eguaglianza e maggiore visibilità della comunità gay questo mese ed ogni mese”. Per dare autostima alle persone gay questa chiesa californiana ricorda opportunamente il versetto 14 del Salmo 139 di Davide (che ci ripeteva sempre la pastora americana Mari all’American Church Berlin): “Ti lodo/ti rendo grazie perché mi hai creato come una stupenda meraviglia” (“I praise you, for I am fearfully and wonderfully made!”). Inoltre, per incoraggiare a liberarsi dello stressante peso del segreto, questa bella comunità cita un concetto dell’attivista ebreo americano Harvey Milk (assassinato a San Francisco nel 1978 da un collega omofobo ed invidioso): “Se non sei personalmente libero di essere te stesso nella più importante delle attività umane, l’espressione dell’amore, allora la vita perde di significato” (“If you are not personally free to be yourself in that most important of all human activities…the expression of love…then life loses its meaning”).
La Saint Paul’s Lutheran Church di Santa Monica (stupenda città con amministrazione indipendente all’interno dell’enorme Contea di Los Angeles) nel proprio sito ribadisce di accogliere tutti e lo fa per bocca del proprio storico pastore dichiaratamente gay James (Jim) E. Boline (maritato con Christopher). La Trinity Lutheran Church di Greenville, nella Carolina del Sud, dichiara attraverso un videomessaggio della pastora Susan Crowell: “Se sei gay, etero, bisessuale o trans (…) hai un posto in questa Comunità. Questa congregazione si oppone all’odio e all’omofobia proclamati in altri pulpiti della città. Signore, guidaci ad essere ferventi sostenitori (fierce advocates) dei nostri fratelli LGBT”. Chiarissima sin dalle prime battute del proprio sito anche la Advent Lutheran Church di Mentor, Ohio: “Ti accogliamo a braccia aperte così come sei”. Sulla stessa linea delle chiese ELCA è la cattedrale episcopaliana della capitale federale, la “Washington National Cathedral” (quella dei funerali dei presidenti): “Il Pride è il momento non solo di riconoscere i nostri vicini LGBT ma di stare dalla loro parte (to stand with them), volergli bene e fargli festa (celebrate them)”. Lele Jandon

sabato 19 marzo 2022

"PROTEGGETE I BAMBINI UCRAINI: NO-FLY ZONE SUBITO!"

di LELE JANDON
Come si esprimeva lo scrittore antifascista Albert Camus, “non è tanto ripugnante di per sé la sofferenza del bambino bensì il fatto che questo dolore è ingiustificato”: come nel caso dell’attuale invasione fascista russa dell’Ucraina, priva di qualunque giustificazione (nonostante ciò che continuano a blaterare senz’argomenti i cattivi maestri e le cattive maestre di estrema destra ed estrema sinistra). Come dimostrano le immagini satellitari, c’erano due grandi scritte a chiare lettere “ДЕТИ” (“BAMBINI”) nel cortile del Teatro raso al suolo da Putin giorni fa: un ennesimo crimine di guerra!
Per sfuggire a questi bombardamenti ogni secondo un bambino ucraino diviene un rifugiato, 55 bambini al minuto: il dato choc è dell’agenzia ONU per l’Infanzia, cioè l’UNICEF. Dall’inizio dell’attacco a tenaglia un milione e quattrocentomila bambini sono fuggiti via dal loro amato Paese: ad oggi sono ben tre milioni che hanno già attraversato i confini per cercare la salvezza attraverso la fuga. In particolare, la CNN ha mostrato un bambino ucraino di undici anni, Adam, che s’è ritrovato a dover percorrere da solo oltre mille chilometri per raggiungere da profugo solitario i suoi parenti in Slovacchia (bel Paese della nostra Unione europea, visitatelo!). E due bambini hanno visto morire la madre 46enne, Natalia Kretova, appena scesa dal pullman che l’aveva portata a Roma in un viaggio di trenta ore. E menomale che, dinanzi a simili storie estreme, gli agenti di polizia di frontiera della Romania (collegante la città ucraina di Solotvino e quella romena di Sighetu) hanno pensato bene d’alleviare la tensione corredando poeticamente di pupazzetti di peluche e bamboline lo storico ponte sul fiume Tibisco.
Quanto ai bambini rimasti lì, mentre cascano dal cielo privo della nostra protezione i missili russi sono tenuti al riparo nelle cantine e negli scantinati, nei rifugi antiaerei dell’epoca della Guerra Fredda e nelle metropolitane ove girano in preda all’ipercinesia tipica di chi vive con irrequietezza lo stress (cioè una situazione che va fuori il tuo controllo): il “Daily Mail” e la BBC hanno mostrato una bimba, Mia, partorita dalla madre 23enne in metrò perché Putin, pretestuosamente, colpisce i quartieri civili mettendo a rischio persino gli ospedali pediatrici in violazione delle regole più elementari; le gemelline Victoria e Valeria sono nate in un Bunker a Leopoli (Lviv) al settimo mese di gravidanza: la loro madre profuga 31 enne, Irina, era appena giunta sfinita dopo cinquecento chilometri di viaggio in treno (senz’acqua né cibo) dalla sua città, Kiev, assieme all’anziano padre 70enne delle piccole (il marito ovviamente è rimasto a combattere nella capitale). Hanno scelto di restare anche le amorevoli infermiere dell’ospedale di Kiev ove nascono con la tecnica della “gestazione per altri” i bimbi tanto desiderati i cui genitori adottivi non possono andare a prenderli: “Diventano parte del nostro cuore”, hanno detto ad “Euronews”.
Come mostra quest’illustrazione commovente di un disegnatore italiano, le madri hanno già segnato sul cappottino dei loro figlioletti il loro gruppo sanguigno nel caso avessero bisogno d’urgente trasfusione; proprio una bambina di nove anni di un sobborgo della capitale, Sasha, che ha rischiato di morire di cancrena, come riferisce il “Corriere”, ha dichiarato candidamente: “Non so perché i russi mi abbiano sparato. Spero sia stato un incidente e che non intendessero farmi del male!”. Pel compleanno la piccola ha chiesto in dono un braccio artificiale (mentre era in auto coi genitori è arrivata una raffica di proiettili e le è stato amputato il braccio): verrà curata a Roma.
Il trauma, nella sua definizione psichiatrica, è un “dolore intollerabile”: non sappiamo in che misura tutto quest’odio sarà sopportabile per i bambini ucraini rimasti in Patria; di certo ci sono già casi di reazioni forti, ad esempio “Il Corriere” ha intervistato i volontari che raccontano della regressione al mutismo in bimbi di due-tre anni e “La Stampa” riferisce di un bambino ucraino di dieci anni che, sotto i missili, ha smesso d’usare il russo materno, che percepisce come veicolo del messaggio d’odio omicida, ed è passato all’ucraino del babbo guerriero.
Tutte le donne ucraine o sono andate via per mettere in salvo i figlioletti o sono rimaste per difenderli attivamente come la 43enne vicepremier Iryna Vereshchuk la quale dice: “Ho un figlio di 17 anni ma in questo momento sono la Mamma di TUTTI I BAMBINI che hanno bisogno di me. Quando leggi i report ufficiali con 30 o 60 mila evacuazioni sono una donna felice: vivo per questo, per salvare la mia gente”.
Sinora 130 fanciulli sono rimasti feriti e centonove uccisi dal Mostro! Altrettanti passeggini e carrozzine vuoti sono stati simbolicamente posizionati, distribuiti su sei file, in Centro a Leopoli, sulla Piazza del Mercato da un gruppo di attivisti che reclamano il nostro aiuto: “Agli adulti di tutto il mondo: proteggete i bambini ucraini e date loro un futuro chiedendo ai governi degli altri Paesi di chiudere il cielo sopra l’Ucraina!”, un ennesimo messaggio inascoltato dal mondo che non instaura una “no-fly zone”. Di fatto, come già aveva detto profeticamente il presidente Joseph Biden, “Putin è un serial killer” ed un “criminale di guerra”; come diceva il profeta Gesù (di religione ebraica come l’eroico presidente Zelensky) la giusta fine di chi arreca scandalo (oggi diremmo “trauma”) agl’innocenti è la morte: “Chi scandalizza anche uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da un asino e fosse gettato negli abissi del mare” (Vangelo secondo Matteo, 18:6). E Giacomo (2, 3), uno dei fratelli di Gesù, ammonisce che “il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha usato misericordia”. Oltre allo scandalo degli attacchi contro i civili, c’è lo scandalo del NOSTRO mancato intervento: perché, si chiedono i bambini ucraini, non è ancora stata instaurata una “no-fly zone” per proteggerli? Perché i Grandi e i potenti del mondo libero hanno tale terrore di affrontare direttamente il Male come avviene nelle fiabe delle nostre Tradizioni? E’ logico che non vi sarà alcuna guerra nucleare ed è una realtà autoevidente che, come dicono Zelensky e la sua vice, ci troviamo già nella Terza guerra mondiale: il mondo libero contro la satrapia. Come dice la dottoressa Tymoshchuk, responsabile di un ospedale civile di Mykolaiv intervistata da “La Stampa”: “Smettetela di esaltare il nostro coraggio, pensate piuttosto alla vostra codardia! Cos’aspettate ad aiutarci, quanta della nostra gente deve morire? Se fossero i vostri anziani, i vostri figli, vorreste i cieli chiusi o no? Li chiudereste o no?”. Ognuno risponda da sé, in coscienza. Di nuovo ritorna il buon Camus: “Coloro che mancano di coraggio troveranno sempre una filosofia per giustificarsi”. Sempre i soliti, miserabili populisti di destra e sinistra, un cancro mortale delle nostre democrazie: dobbiamo innanzitutto combattere e sconfiggere le loro stupide ideologie se un domani vorremo essere pronti e coesi contro l’invasore di turno. Lele Jandon www.ilcinemaeidiritti.it

venerdì 14 maggio 2021

Il Nostro Abbraccio al Popolo Israeliano Sott'Attacco dei Terroristi: Manifestazione a Milano

 

di LELE JANDON

Solidarietà al popolo d'Israele sotto le bombe di Hamas.
Oggi che ricorre l’anniversario della dichiarazione d’indipendenza d’Israele, Vi propongo un approfondimento per spiegare le ragioni per cui l’altrieri anche Antonello Ghezzi ed io de “Il Cinema e i Diritti” abbiamo manifestato la nostra solidarietà umana a questo popolo.

Comunque la si pensi intorno al complesso conflitto, agli errori ed eccessi passati delle politiche israeliane e sulle scelte dell’attuale controverso premier uscente di destra Netanyahu, era importante esserci per mandare un abbraccio ideale ai cittadini sofferenti dello Stato ebraico, da quattro giorni sottoposti al Terrore delle bombe sopra le loro teste.

Una famiglia israeliana si ritrova con la casa sventrata
dai razzi dei terroristi di Hamas.

Proviamo ad immaginarci sotto il massiccio tiro di 1750 razzi e colpi di mortaio (“un evento talmente unico e inaspettato che nemmeno l’osannata intelligence del nostro Esercito è stata capace di prevederlo” ha scritto oggi sul “Corriere della Sera” il regista ebreo israeliano Etgar Keret) che da lunedì scorso vengono lanciati “indiscriminatamente contro i centri abitati”, come ha detto il presidente Biden: quindi contro chiunque, soprattutto contro la popolazione civile israeliana (crimine di guerra secondo la Convenzione di Ginevra).

Era importante esserci per affermare il semplice principio di civiltà per cui non si attaccano mai i civili e tanto più perché gli ebrei sono storicamente il popolo più odiato e incompreso e in Italia (come in Germania) si sente poco la loro voce. Qui non si tratta di politica bensì di crimini contro l’umanità. Infatti c’erano persone di vari orientamenti politici.

Manifestazione a Milano a sostegno del popolo d'Israele
lo scorso 12 maggio dinanzi alla sinagoga centrale di via
della Guastalla.

Questi terroristi che attaccano non già un territorio conteso bensì uno Stato riconosciuto sono Hamas (che nel suo Statuto ha la distruzione d’Israele e definisce le conferenze internazionali “perdite di tempo”), da quindici anni al Potere de facto sulla Striscia di Gaza (ove siede al parlamento e spera di vincere la maggioranza alle prossime elezioni), la Jihad islamica palestinese ed il suo braccio armato, le Brigate al-Quds. Tali gruppi estremisti sono finanziati ed addestrati dalle guardie dell’Iran (che si vendica anche dei cyberattacchi israeliani alle sue centrali nucleari): fra i candidati alle prossime presidenziali di questo regime teocratico che nega che Israele sia uno Stato c’è anche lo psicopatico ex presidente Ahmadinejad. Come diceva Marco Pannella in visita a Gerusalemme nel 2002, “Israele rappresenta una minaccia mortale per i regimi fondamentalisti e dittatoriali, è divenuta una metastasi di democrazia e di civiltà in Medio Oriente e per questo vogliono che sia distrutta”.

La sinagoga centrale di via della Guastalla a Milano.


E come ha dovuto ribadire persino oggi Aldo Cazzullo sul “Corriere”, “è evidente che Israele e Hamas non possono essere messi sullo stesso piano. Israele è uno Stato democratico” mentre “Hamas è un’organizzazione terroristica”, “premessa che dovrebbe apparire scontata ma per molti non lo è”. Né dimentichiamo che il terrorismo palestinese ha attaccato anche fuori Israele (ad esempio alle Olimpiadi estive di Monaco di Baviera nel 1972)!

Con questa grandine di missili (diecine sullo stesso target in contemporanea!) Hamas ha colpito i sobborghi di Tel Aviv e tentato di colpire persino l’aeroporto civile internazionale Ben Gurion il cui traffico in entrata è stato chiuso (mai successo che in tanti conflitti i governi abbiamo chiuso lo spazio aereo, nota il “Corriere” stamane).

Quattro delle sette persone israeliane uccise dai razzi di Hamas.

Come al solito, circa l’85% dei razzi (diretti verso i centri abitati) sono stati intercettati da “Iron Dome” (la “Cupola di Ferro”) che li capta sino a settanta chilometri di distanza e li distrugge sonoramente producendo un rumore infernale. Ancorché sofisticatissimo, questo sistema di autoprotezione (totalmente “made in Israel” ed operativo dal 2011, sito in posizioni mimetizzate e difficili da intercettare) non è infallibile, infatti sono stati uccise dai razzi sette persone israeliane.

Foto dal "Corriere della Sera".
Soldatesse piangono al funerale del soldato
21enne ucciso da Hamas (terza foto sopra). 

Gli uccisi identificati sono due signore ebree, un’ottantenne e questa sessantenne in fotografia, Leah Yom Tov; due arabo-israeliani, il 52enne Kalil Awad e la sua giovane figlia Nadin; il sergente 21enne Omer Tabib, che avrebbe terminato il suo servizio militare obbligatorio in un mese; e questo bambino di cinque anni, Idi Avigal, appassionato come vedete delle Tartarughe Ninja ed il cui funerale oggi è stato interrotto bruscamente dalle sirene che annunciavano altri razzi.

Il bambino israeliano di cinque anni ucciso dai razzi di Hamas.

Nel caso di un uomo colpito, Hamas ha cercato d’impedire i soccorsi a colpi di mortaio (altro crimine di guerra). Addirittura, nella loro imperizia, i terroristi hanno sparato in modo talmente maldestro che 350 razzi sono stati un boomerang: sono ricaduti contro quel popolo che dice di voler difendere!

Metà Israele non è dotata di quella stanza-Bunker con muri corazzati e finestra dalle lastre d’acciaio a scomparsa chiudibili che sono d’obbligo dal 1990 e così ha solo un minuto dal suono delle sirene per raggiungere i mini rifugi antiatomici (di solito sotto casa). Lo spiega a “Sputnik News” il dottor Roberto Della Rocca, medico ebreo (nonché membro della direzione del partito progressista Meretz) che vive in Israele dal 1979 (e sino all’86 ha abitato in un kibbutz periodicamente bombardato con razzi in un’epoca priva di sistemi di preallarme): “Chi non ha vissuto quest’esperienza non può capire. Se Hamas avesse investito i miliardi che hanno ricevuto dalla comunità internazionale in infrastrutture, avrebbe pensato al Welfare degli abitanti della Striscia” e “invece ha deciso d’investire in tunnel e nella produzione di razzi”.

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Scatenare la guerriglia e mandare a morire la gioventù a cui non si dà alternativa è “una lucida e cinica strategia”, spiega il quotidiano liberale progressista “Linkiesta”: “provocare a freddo incidenti di massa con gl’israeliani, lanciando centinaia di giovani allo sbaraglio (i pretesti non mancano mai)”.

   Soccorso ad un bambino israeliano ferito dai razzi di Hamas. 
E stavolta il pretesto è stata una rivolta scatenata da una controversia (appena rinviata a breve e comunque risolvibile al tribunale civile) riguardante delle famiglie arabe a Gerusalemme Est che pretendevano di continuare a non pagare l’affitto per case che, si è scoperto dalle indagini, appartenevano in realtà ad ebrei prim’ancora della fondazione d’Israele: quelle famiglie asseriscono senza prove documentali che quelle abitazioni gli erano state promesse dai giordani all’epoca dell’occupazione della Giordania della parte orientale di Gerusalemme. Non hanno atteso la sentenza e la fake news di questo presunto esproprio (rilanciata su molti media che non hanno approfondito la questione) sommata al nervosismo per un cambio di una regola di sicurezza anti-assembramenti serali per la Festa di fine Ramadan (una misura giudicata “umiliante”) ha scatenato una pretestuosa rivolta violenta che ha politicizzato la disputa. Dinanzi ai violenti che le gettavano pietre in testa, la polizia israeliana è ricorsa alle granate stordenti, ma non si è forse difesa coi lacrimogeni la polizia italiana contro i No Tav che le lanciavano pietre e oggetti contundenti in Val di Susa un mese fa?

Come  spiega (nel suo articolo sul quotidiano indipendente in lingua ingleseTimes of Israel che Vi allego tradotto in italiano) l’attivista Bassem Eid: Come palestinese che vive a Gerusalemme sono infuriato e non posso che incolpare Hamas. I fanatici che governano Gaza con pugno di ferro non sanno resistere all’opportunità di aizzare violenze antiebraiche per il loro tornaconto politico. Se nel farlo muoiono innocenti ebrei e musulmani, per loro è tanto di guadagnato”. “Scatenando la battaglia Hamas rivendica la leadership palestinese e prova ad approfittare dell’indebolimento del suo rivale storico, Al Fatah, la formazione in passato guidata da Arafat”, spiega “Internazionale”, non certo vicina ad Israele. “La risposta hamasiana a suon di missili è criminale anche nei confronti degli abitanti di Gaza perché la ritorsione è certa nonché giustificata”, ha scritto Stefano Jesurum, ex giornalista del “Corriere della Sera” e membro della comunità ebraica di Milano.

Ed è sbagliato per principio pensare che i palestinesi s’identifichino con Hamas e si possa dialogare coi terroristi (come chiede una deputata araba della Knesset)!

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La foto-simbolo della convivenza in Israele:
due colleghe infermiere,
un'araba-israeliana e un'ebrea israeliana,
mostrano un cuore in segno di fratellanza. 

Il guaio stavolta è che si apre anche un fronte interno: scontri fra concittadini e connazionali ebrei e palestinesi dentro Israele sin qui vissuti in pace.

La tensione è così alta nel centro e nel Sud del Paese che le scuole lì sono tenute chiuse, molti negozianti tengono chiuso il negozio perché la gente impaurita resta a casa e vige il coprifuoco sin dal pomeriggio in due città miste site nel centro d’Israele, abituate alla convivenza interraziale e interreligiosa, ove bande di teppisti hanno bruciato sinagoghe (come ai tempi dei pogrom antiebraici). In risposta a questi attacchi incendiari (anche per mezzo di molotov ed armi automatiche) alcuni ebrei, infuriati, hanno linciato a morte un palestinese. Fomentando questi attacchi d’odio distruttivo Hamas cerca così di distruggere questa bella, pacifica convivenza civile, che oggi Fabiana Magrì ha provato a descrivere sul quotidiano liberale “La Stampa” di Torino (pagina 15). In questo reportage da Akko l’inviata cita la buona volontà dello chef del ristorante ebraico bruciato dai vandali: “Mi hanno colpito in quanto simbolo di coesistenza ma non si può lasciare che la coesistenza collassi. In due mesi saremo pronti a riaprire. So di avere un’influenza positiva e intendo metterla a frutto. Ognuno deve sconfiggere i propri estremisti”.

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Dal "Corriere della Sera". Il presidente federale tedesco
Steinmeier ha duramente condannato i gesti degli antisemiti
che hanno bruciato bandiere d'Israele in Germania. 

In Cisgiordania un sedicenne è rimasto ucciso negli scontri con la popolazione che non permetteva all’Esercito israeliano di far arrestare un terrorista: è chiaro che Hamas non ama la Pace e non agisce negl’interessi dei palestinesi. Meritano la nostra compassione anche i bambini palestinesi che hanno la sventura di nascere in un simile luogo ove nessun partito ha un credibile progetto per il loro futuro.

Certo, se anche l’Esercito israeliano proseguirà sino a scovare tutti i capi terroristi e disarmerà Hamas, questa resterà una soluzione precaria, come ha fatto notare il regista Edgar Keret: “Uccideremo altri capi di Hamas che saranno subito sostituiti” e Hamas comprerà nuove armi di offesa! Per costruire una giusta pace servono dunque le relazioni internazionali e un’informazione corretta. 

URGE UNA LEGGE ANCHE IN GERMANIA.
 Il governo tedesco sta per varare una legge contro i crimini d'odio.

E l’America, alleato storico d’Israele, che fa? Tranquilli, Voi pensate a non spargere altro odio antiebraico sui social, ché, come spiega una fonte anonima all’agenzia “Reuters”, “Washington è attivamente impegnata in diplomazia dietro le quinte con tutte le parti per un cessate il fuoco”. Ritirandosi dall’Afghanistan esattamente vent’anni dopo l’inizio di quella guerra, e definendo senza esitazione in TV il dittatore Putin “un assassino”, il presidente degli Stati Uniti d’America Joseph Biden (che peraltro si è scelto una squadra assai preparata per la sua Amministrazione) ha già dimostrato di essere non solo un uomo di pace ma anche coraggioso: lui e la vice Kamala Harris vogliono bene ad Israele e sono fiducioso che, non appena nomineranno i diplomatici lì e sulla Striscia, faranno un buon lavoro.

Dal quotidiano liberale tedesco "Die Welt":
è in arrivo in Germania una legge contro antisemitismo,
islamofobia, transfobia e omofobia.
Nelle foto che abbiamo scattato: eravamo in duecento persone alla manifestazione dinanzi alla sinagoga centrale di via della Guastalla a Milano (in contemporanea con Roma) assieme ai membri ed amici della Comunità ebraica milanese (che conta settemila membri) indignati contro l’attacco subìto dalla popolazione civile d’Israele.

Invece in piazza Duomo i manifestanti antisemiti hanno bruciato la bandiera d’Israele.

A Berlino è stata rubata la bandiera d’Israele dalla sede della CDU, il partito di governo della Cancelliera, e a Düsseldorf è stato bruciato un monumento di una sinagoga. Il presidente federale Steinmeier ha detto: “Chi brucia bandiere con la stella di David sulle nostre strade e ruggisce slogan antisemiti non solo abusa della libertà di manifestazione ma commette reati da perseguire”. Proprio in Germania, grazie all’iniziativa della ministra della Giustizia, dell’SPD, è in arrivo una legge specifica che punirà sino a due anni di carcere questo genere di crimini d’odio (antisemitismo, islamofobia, transfobia eccetera): sarà un’altra riforma storica del governo di Angela Merkel, anche lei come Biden leader costruttrice di Pace.

domenica 18 aprile 2021

Questo Coraggiosissimo Padre di Famiglia è un Eroe dei Nostri Giorni: Putin sta tentando di nuovo di ucciderlo

                                                                 di LELE JANDON 
MANIFESTAZIONE a BERLINO
CONTRO il REGIME di TERRORE di PUTIN.
Si moltiplicano qui a Berlino le iniziative dei giovani contro Putin e per chiedere il rispetto dei diritti umani di Aleksei Navalny (l’ultima manifestazione l’altrieri alla Porta di Brandeburgo). Mentre per i grillini e i loro simpatizzanti e complici di governo gli eroi sarebbero gli Assange (l’hacker che ha causato solo danni alle relazioni internazionali, faticosamente ricostruite grazie alla delicata arte della diplomazia), e per i progressisti immaginari in Italia il loro piccolo Conte (Dracula), per noi veri liberali c’è invece un grande Leader di cui non saprebbero nemmeno pronunziare il cognome, un vero Eroe contemporaneo che meriterebbe massimo onore e sostegno. 

Aleksei Navalny (nome che si può traslitterare in varî modi), l’oppositore politico salvato dall’avvelenamento qui a Berlino, si sta gravemente ammalando in una colonia penale a cento chilometri dalla capitale Mosca, dopo il ritorno volontario e l’arresto nella sua patria, la dittatura russa. Questo 44enne buon padre di famiglia, dopo aver già subito strane intossicazioni ed aver perso in parte la vista a un occhio dopo un’aggressione con un agente chimico che gli ha bruciato la cornea, è stato avvelenato lo scorso agosto con una tecnica tipica del KGB (di cui, com’è noto, ha fatto parte Putin), l’agente nervino nevico. Attivista d’intelligenza fuori dal comune, è persino riuscito a far confessare il sicario che avrebbe dovuto eliminarlo (un uomo dell’FSN, i servizi segreti russi) in una telefonata registrata! 


Portato fortunatamente qui a Berlino, è stato salvato allo Charité e avrebbe potuto restarsene qui in Germania ma ha scelto liberamente di fare ritorno nel suo Paese per proseguire la sua speciale missione di liberare la Russia da questo tiranno pluriassassino. Già condannato ingiustamente con un pretesto dichiarato “non valido” dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, proclamato “prigioniero politico” da Amnesty International, nel trasferirsi qui nella capitale tedesca Navalny ha “violato” la libertà vigilata contravvenendo all’obbligo di firma (per un precedente processo-farsa in stile sovietico: il mondo da cui proviene Putin) e così, appena ha messo piede nel suo Paese, è stato ingiustamente arrestato, processato e condannato. 

Il regime putiniano funziona così, grazie ai giudici corrotti sul libro paga del Cremlino. Ogni giorno abbiamo seguìto sui social i progressi fisici che Navalny ha commentato con fine autoironia: “finirò nei libri di scienza medica come caso clinico!”. Viceversa Putin ha usato un cinico sarcasmo replicando ad un collega francese che il suo nemico potrebbe essersi “avvelenato da solo” e che “se davvero l’avessi fatto avvelenare io, sarebbe morto!”. Peccato che Navalny sia stato in coma per diciotto giorni abbia sempre lottato per la verità con prove documentali. Navalny e Putin rappresentano due simboli perfettamente opposti di virilità: il primo, l’eroe liberale capace di sopravvivere con forza d’animo persino alla tortura dei sadici carcerieri di regime, non si perde d’animo e non rinnega mai i suoi ideali di nonviolenza e di verità; il secondo è un satrapo che spadroneggia come un boss mafioso e regge il suo regime per mezzo delle menzogne e dei sicari e vive nel lusso regalatogli dai nemici del popolo. 

Nel frattempo il bravissimo medico che lo curò in Russia, Sergey Maximishin, è morto in circostanze misteriose a soli 55 anni! Eppure dinanzi a simili “coincidenze” i destrorsi di casa nostra portati a sposare subito con entusiasmo le assurde teorie cospirative (in primis contro i vaccini e contro il filantropo ebreo Soros) non formulano mai ipotesi di complotti! Le loro stupidaggini rivelano solo il loro vergognoso e pagano terrore di morte, mentre non hanno alcuno slancio a difendere e onorare le vite altrui (vedi le posizioni menefreghiste verso i migranti che trovano la morte in mare durante il viaggio della speranza). 

Ora invece vediamo ogni giorno dei gravi peggioramenti della sua salute nella prigione che egli chiama, con la sua solita autoironia che speriamo l’aiuterà a sopravvivere, “un simpatico campo di concentramento”: sottoposto alla tortura della deprivazione del sonno, perdipiù in sciopero della fame dallo scorso 30 marzo per protesta contro i vari abusi carcerari in primis il rifiuto di mandargli un medico indipendente, il nostro Eroe si è probabilmente ammalato di tubercolosi, di cui sono già sofferenti altri detenuti del suo reparto viste le malsane condizioni di quella gattabuia di regime: manifesta febbre, tosse, dolori alla schiena a causa della doppia ernia al disco nonché disturbi neurologici. In Russia c’è un esercito di gente pronta a credere a qualsiasi cosa propini Putin esattamente come settanta milioni di americani hanno rivotato convintamente Donald J. Trump: guardate queste matriosche con le effigi di Stalin, Putin e Trump, gli eroi popolari in Russia oggi! 

Da vent’anni Putin è al Potere con sempre meno limiti ed è stato rieletto nel 2020 col 77 per cento dei voti (percentuali “bulgare”, con riferimento storico alla forma di stalinismo in Bulgaria); un’ennesima riforma costituzionale, votata dalla corrotta Duma, gli permetterà di stare al Potere sino al 2036. 


Su “La Lettura” del “Corriere” lo scorso 12 luglio c’era un’intervista all’ex corrispondente del prestigioso ed autorevole “Financial Times”, una giornalista d’inchiesta la quale sostiene, nel libro “Gli uomini di Putin” (edizioni La Nave di Teseo), che Putin conosce talmente tanti dei crimini di cui sono capaci i servizi segreti che lo staff di criminali intorno a lui gli ha imposto di stare al Potere sino a quando lui avrà ottantaquattr’anni per stare sicuri che resti sotto controllo. Navalny risultava ormai troppo scomodo al regime dittatoriale russo per tutta la sua lunga serie di denunce documentali (pubblicate su YouTube) di corruzione (tutte confermate dai dati di fatto) su ministri e governatori, dall’ex presidente e premier Dmitry Medvedev al comandante della guardia nazionale Zolotov sino al sindaco di Mosca; da ultimo, quest’uomo coraggiosissimo ha anche dimostrato attraverso un proprio docufilm prodotto dalla sua “Fondazione per la lotta alla corruzione” (FBK) che trovate sottotitolato in inglese dalla giornalista milanese di origine russa Anna Zafesova sul quotidiano “Linkiesta” (Il ritratto psicologico di Putin nella video inchiesta di Navalny (in italiano) - Linkiesta.it) che con un miliardo fra tangenti e soldi dei contribuenti russi creduloni Putin ha comprato per sé (ovviamente dietro copertura di un amico milionario) un maniero superlussuoso (e ben nascosto alla vista), peraltro costruito da un architetto italiano, con tanto di arredamenti barocchi per gli ospiti, chiesa e teatro sul Mar Nero: l’ennesima dimostrazione che di fatto la Russia è una “cleptocrazia” (dal greco antico: “governo di ladri”), come l’ha definita il settimanale liberale britannico “The Economist”. 
IL FILM RUSSO. 

Da vent’anni Navalny viene pedinato in Russia dalla mattina alla sera e i suoi collaboratori, amici e perfino genitori subiscono minacce, arresti, ricatti e sequestri di beni con false accuse sempre pretestuose. Praticamente egli passa metà della sua vita in prigione, e solo la rabbia di una piazza massiccia e spontanea a Mosca ha costretto il Cremlino a liberarlo dopo una condanna a cinque anni di carcere, riconosciuta poi illegale dalla corte di Strasburgo. Suo fratello Oleg ha scontato la sentenza per intero. Il professor Aldo Ferrari, docente di Storia della Russia a Venezia e direttore del dipartimento di studi sulla Russia all’Ispi di Milano, ha spiegato a “Linkiesta” le ragioni per cui non c’è opposizione a Putin: - Putin è popolare fra i contadini delle campagne che vivono isolati dal mondo e che guardano solo i canali russi, ignorando che cosa sia il mondo libero; - è riuscito ad eliminare gli oppositori con omicidi mirati da vero professionista, come da sua formazione; - gli unici due partiti non di governo, quello nazionalista e quello comunista, di fatto sono complici facendo un’opposizione solo di facciata per fare numero e dare così una parvenza di democrazia. A queste cause vanno aggiunte le conseguenze della “pedagogia nera” sovietica, con conseguenze intergenerazionali, in un Paese che di certo non ama i bambini (come mostra il film “Loveless” del regista russo Andrej Petrovič Zvjagincev e come abbiamo visto nella recente vicenda della piccola italiana Denise Pipitone, scomparsa dal 2004: la TV russa ha detto che non avrebbe rivelato i risultati del DNA se la madre biologica della bambina non avesse accettato di apparire in diretta al momento stesso della rivelazione!). Anche qui alla televisione tedesca vediamo documentari dell’educazione militarista dei fanciulli e delle bambine, costretti a scuola ad esibirsi in grottesche parate che ricordano le dittature del Novecento e a canticchiare canzonette nazionaliste oltre a dover mandare a memoria tipo e calibro della armi, carri armati e navi militari. Come dicevo, dopo cinque mesi in cui è rimasto in Germania (in località segreta per la convalescenza), Navalny ha deciso di tornare nella “tana del leone”: sapeva bene che tornando sarebbe stato arrestato col pretesto già noto così è stato infatti (verrà trattenuto in regime di carcere preventivo per un mese). 
L'ABBRACCIO della MOGLIE JULIJA 

Sua moglie Julija l’ha abbracciato (scena immortalata dal ritratto dell’artista Zhenya Gershman), gli ha stampato un dolcissimo bacio sulla guancia, gli ha tolto il rossetto e gli agenti l’hanno portato via. Lui si appella sempre alla legalità e tutti gli onesti liberali sperano che un domani possa venire eletto, ma ora sta rischiando nuovamente di essere nuovamente ucciso da Putin: senza cure mediche sarà lasciato morire in carcere. “E’ la vendetta di Putin per il fatto che sono sopravvissuto, per aver osato fare ritorno”, dice Navalny. Gli fa eco l’autorevolissimo settimanale “The Economist” che fa notare come il comportamento di Putin sia come quello di “un vendicativo boss della Mafia” (23.1.2021, pag. 18): “Il vero crimine del signor Navalny è aver esposto le azioni dei servizi segreti russi ed essere ritornato a casa”. 

MANIFESTAZIONE dei GIOVANI a MOSCA
“Scendete in piazza ma non per me, per il vostro futuro” aveva detto Navalny, e la sorpresa è stata che non solo nella liberale San Pietroburgo ma anche a Mosca e in altre ottanta città russe i giovani hanno trovato il coraggio di andare a protestare contro il suo arresto: in cento città russe per un totale di diecimila persone, nulla in confronto alle sterminate masse di putiniani che crederanno a qualunque cosa Putin gli propinerà. Con la scusa che la manifestazione non era autorizzata (e non lo sarebbe comunque stata in un regime che vieta persino il gay pride e i rifugiati gay ceceni sono rispediti a casa con una gogna mediatica sapendo che verranno arrestati ed impiccati), la polizia putiniana ha picchiato ragazzini inermi e, pensate, fra le 3.454 persone arrestate c’erano trecento minorenni. Il regime ha poi intimato ai varî social di rimuovere i video dei giovani che documentavano le violenze degli agenti. Di volta in volta il numero di manifestanti è cresciuto e senz’altro seguiranno nuove proteste di giovani pronti a lasciarsi bastonare ma sono troppo pochi e ininfluenti dinanzi alla sterminata Federazione russa! 


Serve quindi un’azione massiccia e coordinata a livello internazionale. Esiste quindi un’altra Russia, che dobbiamo sostenere non solo attraverso i social ma attraverso il voto a partiti che provano a fare qualcosa. Il guaio è che nella Federazione russa ogni tentativo di opposizione culturale sarebbe fuorilegge. Un’iniziativa come “Il Cinema e i Diritti” (www.ilcinemaeidiritti.it) non potrebbe esistere in Russia perché la Duma ha pure approvato una legge che previene la formazione della società civile imponendo che chiunque faccia divulgazione debba avere una licenza da parte del regime. Non solo l’UE è debole per ragioni di affari commerciali (la Russia è fra i principali partner pel rifornimento d’idrocarburi attraverso i suoi gasdotti e inoltre dispone della bomba atomica) ma al suo interno ci sono elementi autodistruttivi come i Conte, i Di Maio, i Salvini e i “Berluscones”, quelli dell’AfD e del Rassemblement National di Marine Le Pen i quali platealmente stanno dalla parte di Putin: gli hanno dato amicizia e onorificenze. Anche l’espulsione delle spie russe in Italia dimostra che c’è un trattamento di favore verso quel regime che va contro il nostro interesse e la nostra sicurezza nazionali! 
MANIFESTAZIONE di PROTESTA a BERLINO.

Come ha dichiarato lo stesso Navalny nell’intervista a Mattia Bagnoli (“Modello Putin. Viaggio nel Paese che faremmo bene a conoscere”, capo della redazione di Mosca dell’agenzia giornalistica Ansa): “Ciò che vorrei, dato che l’Italia adotta la politica delle sanzioni decisa da UE e USA, è vedere una vostra posizione più attiva sul tema delle sanzioni individuali, dato che siete uno dei Paesi principali d’investimento dei soldi sporchi degli oligarchi russi. Queste persone rubano qui da noi miliardi di dollari e poi si divertono sulle spiagge italiane, dove il russo ormai è la seconda lingua. E’ nei vostri interessi: non avete bisogno dell’export di corruzione russa in Italia, ne avete abbastanza per i fatti vostri. Anche perché poi arriva la criminalità organizzata, la crescita drogata dei prezzi immobiliari…Io vorrei che l’Italia fosse amica del popolo russo e non degli oligarchi putiniani”.

Il caso Navalny sarà dunque un banco di prova per la nostra Unione Europea: servono segnali fortissimi contro il regime russo, altrimenti la Russia sarà incoraggiata a spadroneggiare senza limiti di umanità assieme all’altro orribile regime che costituisce un pericolo nel nostro Mar Mediterraneo, quello di Pechino. L’uno produce veleni per gli oppositori, l’altro virus velenosi che sparge in tutto il globo oltre ad inquinare (infatti, nonostante la Russia abbia siglato gli Accordi di Parigi, le due più grandi aziende produttrici di petrolio russe, la Gazprom e la Rosneft, guidata dal confidente di Putin Igor Sechin, continuano ad emettere gas serra, come denuncia questo recente report: Rosneft, Gazprom, and Russia’s Failure to Adopt Green Policies - Foreign Policy Research Institute (fpri.org)) E la Transition Pathway Initiative, usata dagl’investitori per valutare la vera o presunta transizione verde delle aziende, ha giudicato “insufficiente” l’impegno della Federazione russa, per approfondire: Il totale fallimento delle politiche green della Russia - Linkiesta.it). 
I due LEADER del MONDO LIBERO.

Putin costituisce una minaccia per tutto il mondo libero: recentemente Mosca ha aumentato la propria presenza militare al confine con l’Ucraina di cui ha annesso illegalmente nel 2014 la Crimea e la Nato, di risposta, sta accelerando l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica. Parigi, Washington, Londra e Berlino hanno sempre chiesto il rilascio immediato senza condizioni di Navalny e la Germania è stata il primo Paese ad aver alzato la voce e chiesto spiegazioni alla Russia (la Merkel ha definito “criminale” l’avvelenamento di Navalny), ma non sa andare oltre le sanzioni (che peraltro colpiscono anche gl’innocenti). Il guaio è che la Duma ha votato una legge di Putin che vieta alle organizzazioni della società civile russa di ricevere finanziamenti da Stati esteri! La Merkel parla russo, come Putin parla tedesco: sono vissuti tutt’e due sotto il regime del socialismo reale, lei nella DDR e lui qui in Germania (era a Dresda). La Cancelliera sa perfettamente quanto Putin sia pericoloso. Fra continue ritorsioni (diplomatici espulsi), oppositori incarcerati od uccisi, spie, campagne di disinformazione denigratoria contro i liberali occidentali (ad esempio l’odiato Partito democratico americano), truppe schierate al confine con l’appetibile Ucraina, dobbiamo attenderci nuove mosse da parte del tiranno russo. Ora che è a fine mandato, la Cancelliera può osare di più senza timori di conseguenze elettorali, per lasciare un’eredità morale che faccia onore alla sua illustre storia. Joseph Biden ha già dato l’esempio, dichiarando in TV che Putin è un serial killer: un fortissimo segnale all’UE ove operano distruttive forze delle destre contrarie a sanzioni agli amici russi. Biden è l’altro Eroe dei nostri giorni a cui dedicherò il mio prossimo articolo. 

Lele Jandon
www.ilcinemaeidiritti.it

giovedì 15 aprile 2021

La Gioia d'Israele dona Speranza al Mondo

 

di LELE JANDON

GIOIA DI MEDICI ED INFERMIERI ALL'OSPEDALE
DI TEL AVIV OVE HA CHIUSO IL REPARTO COVID.

Il grande presidente americano Joseph Biden sta facendo vaccinare quattro milioni di americani al giorno, un grandioso risultato; ma la Numero Uno nell’uscita dal Covid19 resta Israele, ove si respira un palpabile entusiasmo per i grandi progressi: a Tel Aviv lo scorso mese ha già chiuso il reparto Covid (in foto vediamo la gioia d’infermieri e medici) e gl’israeliani vaccinati possono già andare ai concerti, a teatro, al cinema, in piscina ed in palestra, mangiare fuori e dentro i ristoranti!

Grazie ad una politica estremamente “proactive”, un ottimo Sistema sanitario nazionale e un’eccellente organizzazione medica della campagna vaccinale iniziata già lo scorso 19 dicembre, sono già oltre la metà belli e vaccinati (prima e seconda dose) e così pare tutto tornato alla quasi normalità: come vedete in fotografia, basta esibire un green pass (senza necessariamente carte appresso, basta un documento sul proprio smartphone) e via libera!

SOPRAVVISSUTO ALLA SHOAH SI SOTTOPONE
ALLA VACCINAZIONE ANTICOVID19

Dalla storia della Medicina ci è nota l’etica ebraica, si sa che gli ebrei sono sempre stati bravi dottori ed anche il CEO della Pfizer, il greco Albert Bourla, è ebreo (i suoi genitori erano fra i soli duemila sopravvissuti dei 50 mila ebrei greci uccisi nella Shoah).

Inoltre, ha spiegato un’infermiera a “Politico”, anche il forte senso di solidarietà nazionale ha fatto sì che un numero ammirevole di medici ed infermieri dedicassero il proprio tempo libero come volontari per la grande sfida comune.

GIOIA A TEL AVIV PER IL PRIMO CONCERTO.

Come ha notato la ricercatrice israeliana Ayelet Baram-Tsabari, questa promessa e garanzia di tornare a godere dei diritti sociali ha funzionato e continuerà a funzionare da “rinforzo positivo (come si dice in psicologia): vedere anche nella cerchia dei propri conoscenti e fra i famosi persone che vanno di nuovo a spasso convince gl’indecisi (gli attendisti che dicono: “intanto aspetto e vediamo gli altri!”) a sottoporsi alla vaccinazione. Una strategia vincente e scientifica, dunque, che dev’essere imitata dagli altri Stati.

Israele è così avanti che potrebbe essere (secondo il ricercatore israeliano Eran Segal) il primo Paese a raggiungere l’immunità di gregge!

Dopo essere stato lungamente chiuso, dalla fine del mese prossimo lo Stato ebraico riaprirà le porte ai visitatori e ai turisti (purché vaccinati).

VIA LIBERA COL GREEN PASS: VACCINATI E LIBERI. 

Unica oasi democratica del Medio Oriente, Israele ha mostrato al mondo l’unica possibile “exit strategy” e dimostrato una (come la chiamiamo in tedesco) “Problemlösungskompetenz (capacità di risoluzione dei problemi) da fuoriclasse.

Grazie alla vaccinazione, anche tutti noi avremo un ritorno alla normalità come ci ha già preannunciato anche il ministro della Salute della Germania, Jens Spahn.

Lasciamoci dunque contagiare dalla gioia d’Israele e ricordiamo il modello israeliano originario che ha dato ispirazione e speranza al mondo! Grazie, Israele! Lunga vita ad Israele!

Scopri la ricca e commovente fotogallery completa sul mio Instagram.

Anche tu sei pro-vax come me? Condividi la mia campagna pro-vax in nome del “rispetto per la vita” (come diceva il medico e pastore luterano Albert Schweitzer, Premio Nobel per la Pace).

 

Lele Jandon

www.ilcinemaeidiritti.it