sabato 4 novembre 2023
I Verdi Tedeschi Veri Amici d’Israele
di LELE JANDON
Come abbiamo scritto, la Germania si riconferma una vera Amica d’Israele e si stringe intorno al popolo ebraico con parole ed azioni chiarissime.
Soprattutto i Verdi si sono distinti come il Partito più compatto pro Israele.
La ministra degli Esteri (già candidata Cancelliera per i Verdi), Annalena Baerbock, si è precipitata a Tel Aviv e a stento ha trattenuto le lacrime: gli attacchi di Hamas del 7 ottobre scorso “non sono giustificati”, ha sottolineato. In un discorso alle Nazioni Unite Baerbock ha detto che bisogna avere compassione: «Dobbiamo cercare di capire il dolore dell’altro, immaginate come si ci sentirebbe se nostra sorella fosse rapita o nostro figlio fosse colpito da un razzo». Sempre in sede ONU i tedeschi (come altri 14 Paesi UE, il Regno Unito, il Canada ed il Giappone) non hanno votato la bozza di risoluzione dei Paesi arabi perché «non menziona chiaramente il terrorismo di Hamas, non chiede il rilascio di tutti gli ostaggi in modo sufficientemente chiaro e non afferma il diritto di autodifesa di Israele» che ha invece «il diritto e il dovere di proteggere il suo popolo. La sicurezza d’Israele è un valore non negoziabile. Affrontare la situazione dei palestinesi non contraddice in alcun modo questa nostra presa di posizione chiara ed incrollabile».
In un video virale il vicecancelliere, Robert Habeck, anch’egli esponente dei “Grünen”, ha pronunciato uno storico discorso da statista nel quale, dopo avere ripetuto le parole del Cancelliere Scholz («la sicurezza d’Israele è ragion di Stato della Germania»), ha ribadito una politica di tolleranza zero contro l’antisemitismo sia di estrema sinistra (che relativizza il Pogrom esordendo sempre con “Sì, ma Israele…”) sia islamista (“troppo pochi”, rileva, sono i mussulmani che han preso le distanze da Hamas): restano “verboten” sia le manifestazioni pro cosiddetta “resistenza palestinese” sia quelle di giubilo per le stragi sia i roghi di bandiere ebraiche (chi vìola queste norme e «non è tedesco rischia lo status di residente» o l’espulsione).
Per parte sua, già all’indomani del Pogrom la sezione dei Giovani Verdi tedeschi ha subito invocato lo Stop ai contributi allo sviluppo che, attraverso l’Unione europea, sarebbero destinati ai civili palestinesi (fondi che, oltre ad aver costruito scuole, è probabile, secondo numerosi osservatori esperti, siano finiti anche nella corsa agli armamenti di Hamas): «Combattere l’antisemitismo è anche questo» (anche alcuni leader europei volevano rivedere e verificare tutto il processo degli aiuti, l’operazione d’Israele a Gaza ha fatto rimandare la decisione al dopoguerra).
Ultimo ma non meno importante, dopo l’imperdonabile indelicatezza di Greta Thunberg che senza condannare espressamente Hamas («lo davo per scontato», si è poi difesa subito) è andata direttamente a manifestare “per la Palestina”, la giovane leader tedesca dei “Fridays for Future” Luisa Neubauer (anche lei membro dei Verdi) ha ordinato lo Stop a qualunque “Demonstration” a livello mondiale «sintantoché non saremo sicuri che anche solo un gruppo non potrà mai più usare gli account globali del nostro movimento per fare disinformazione e odio»: anche qui un gesto chiarissimo e parole chiarissime.
I progressisti del mondo libero imparino questa lezione di civiltà e di alta politica dalla Germania.
venerdì 3 novembre 2023
Nel Giorno dei Morti l’Italia non consola Israele
di LELE JANDON
Ieri, 2 novembre, era il Giorno dei morti.
Ognuno ha pensato ai fiorellini nelle proprie tombe di famiglia ma quasi nessuno ai lutti del suo prossimo, che non considera tale.
Infatti è proprio questa, alla radice, la catastrofe dell’umanità a cui stiamo assistendo: l’incapacità di compassione e di consolazione degli oppressi.
Mi riferisco agli ebrei.
I cattolici praticanti dovrebbero sapere che “consolare gli afflitti” è una delle “opere di misericordia spirituale” che veniva raffigurata negli stupendi dipinti della civiltà medievale.
La consolazione degli afflitti è una delle forme della compassione, che nella Bibbia è sempre un’azione concreta: dar da bere agli assetati, consigliare i dubbiosi eccetera.
Dopo questa ritraumatizzazione subita dagli ebrei, il Pogrom del 7 ottobre che gli ha ricordato la Shoah, sarebbe stato doveroso recare loro conforto, andare in piazza per fare quadrato intorno a loro come hanno fatto tantissimi cittadini berlinesi.
Sin da subito la Germania ha dimostrato e sta dimostrando sincera compassione per lo Stato ebraico, con tanto di storico discorso del presidente della Repubblica ad una mega manifestazione di solidarietà ad Israele alla Porta di Brandeburgo. La ministra degli Esteri tedesca, che sceglie sempre con la massima cura le parole, all’ONU ha chiesto di esercitare “più compassione”: «Dobbiamo cercare di capire il dolore dell’altro: immaginate come si sentiremmo se nostra sorella fosse rapita o se nostro figlio fosse colpito da un razzo».
Un amico danese da Copenaghen mi mostra le foto di un’iniziativa in piazza: una lunga tavolata con tanti posti quanti sono gli ostaggi di Hamas, simile a quella organizzata in Israele.
E gli altri Paesi che fanno?
I politici di estrema destra si fingono simpatizzanti di Israele ma la storia di “Fratelli d’Italia” ne rivela le radici antisemite: quando si è recata in sinagoga a Roma Meloni è rimasta a braccia conserte, un atteggiamento che rivela la sua mancanza di simpatia. Oltre che ad un analfabetismo religioso, assistiamo dunque ad un analfabetismo del body language dei politici.
E tantissimi italiani (anche teologi “cattolici”) anziché consolare gl’israeliani fanno “victim blaming” contro Israele: la classica fallacia retorica di chi, anziché prender in esame il crimine in questione (in questo caso il Pogrom) razionalizza il fatto e colpevolizza la vittima. Succede spesso con le ragazze stuprate le quali, anziché consolate, si sentono insultate: ma tu stessa hai provocato, sei corresponsabile. E ora gli antisemiti stanno dando allo Stato d’Israele del provocatore. Questi cattivi maestri sono i figli spirituali di Papa Pio XII, il “Papa di Hitler”, quelli che ritengono che il bene sia non fare nulla per non indispettire il Malvagio di turno, cioè l’appeasement.
Intanto Israele piange i suoi morti.
Con grande dignità e coesione, come la famiglia di Nir Forti (in foto), 29enne rimasto ucciso nel Pogrom di Hamas con la sua ragazza Shai Regev. Anche se viveva a Tel Aviv aveva la doppia cittadinanza: era anche italiano. Anche se come tanti sfortunati giovani d’oggi si accontentava di lavorare come impiegato era laureato in Filosofia e componeva poesie. Anche dinanzi al caso così, di un ebreo italiano come lui, gli ebrei in Italia sono lasciati immensamente soli e immensamente tristi.
Grazie a Dio nella Tradizione ebraica chi è colpito dal lutto per una settimana riceve in casa le visite dei parenti che gli portano da mangiare o vengono a fargli da mangiare (la settimana di Shiva). Così quelle famiglie ebraiche che come quella di Nir hanno subito queste perdite così traumatiche non sono sole.
Ai più non viene neanche in mente che il loro tanto adorato Gesù di Nazaret figlio di Giuseppe che amano mettere solo come bella statuina nei loro irrinunciabili presepi era ebreo: Yeshua ben Yosef. Ebreo praticante, osservante, ortodosso, credente, che viveva in Israele. Quel profeta ebreo non immaginava che nel suo nome sarebbe stata fondata una nuova religione che avrebbe disprezzato la sua: il massimo paradosso storico della nostra civiltà che fra grillini, estrema destra extraparlamentare ancora non messa fuori legge, “antisemiti progressisti” à la page ed antisemitismo cattolico sta chiudendo il suo cerchio e tornando alle radici antisemite con cui è stata fondata a partire dai tanto celebrati imperatori romani che piacciono tanto agl’italiani.
Riecco il grande ritorno dell’antisemitismo, proprio come un secolo fa. Prima della prossima Catastrofe.
giovedì 2 novembre 2023
Putin vieta Halloween ma fa lo Scherzo a Meloni e la smaschera
di LELE JANDON
La Russia e Halloween: due tragicomiche notizie.
Il regime di Putin ha vietato di festeggiare Halloween in quanto “festa satanista dell’Occidente” (Occidente che viene costantemente maledetto alla maniera del regime dell’Iran) e così alcune scuole russe, per non far piangere i bambini, si sono dovute inventare la “festa della benedizione delle zucche” (sic).
Dopodiché il satrapo russo ha scelto proprio la festicciola per mostrare la sua piccola vendetta contro l’odiato Occidente diffondendo l’audio di uno “scherzo telefonico” di due sue spie.
Questa coppia di spie russe, ufficialmente due comici (di cui solo qui in Occidente sappiamo bene che sono servi del moderno KGB) ha fatto uno “scherzetto di Halloween” all’Italia di Meloni per punirla di non aver accettato la linea filorussa degli altri due partiti della sua coalizione, la “Lega Nord” di Salvini (fan sfegatato di Putin) e il partito di Berlusconi (amico personale del tiranno).
I due attori, spacciandosi per un politico d’alto rango di un Paese africano, hanno chiamato Palazzo Chigi chiedendo di parlare al presidente del consiglio italiano col preciso fine di rivelare le ipocrisie dell’Italia intorno all’odiata Ucraina. Lei gli ha detto che li avrebbe richiamati e così ha fatto, senza che nessuno del suo staff d’incompetenti facesse una verifica sulla loro identità o informasse i servizi segreti.
Meloni si riconferma così stupida e ignorante da non riuscire nemmeno a riconoscere il forte accento russo. I due finti politici hanno giocato a fare il ruolo dei populisti lagnandosi del fatto che l’Africa non possa chiedere aiuto alle organizzazioni europee perché “tutti i soldi della Ue vanno all’Ucraina”. E Meloni gli ha dato ragione: «Già, devo dire la verità: vedo molta stanchezza, da tutte le parti» (che tradotto significa: «Siamo tutti stufi della guerra in Ucraina»), ha enumerato gli effetti negativi come l’inflazione e si è lamentata a propria volta in maniera assai poco istituzionale che il conflitto possa durare anni.
E così la natura dello scherzo e delle rivelazioni emerse mostra che di attori qui ce ne sono non due bensì tre: Meloni sin qui da presidente del consiglio ha recitato il ruolo della democratica convinta ma attenti, come diceva Kafka “il male è un grande attore trasformista, capace di presentarsi anche sotto le sembianze del bene” (e dei discorsi umanitari all’ONU).
Come ci aveva ammonito la storica ebrea americana Ruth Ben-Ghiat nel suo storico articolo “The Return of Fascism in Italy” sul prestigioso magazine “The Atlantic” all’indomani dell’elezione di Meloni, pian piano anche lei come il premier ungherese rivelerà la sua vera natura antidemocratica: «Orbán governa da dodici anni e ci ha insegnato che non si fa tutto subito bensì gradualmente. Quando degli esponenti estremisti vanno al governo diventano più moderati: negli anni svelano la loro vera essenza» fascista.
Appoggiare Zelensky è solo una tattica che alla postfascista Meloni serve al solo scopo di entrare nel Club (da lei sempre così tanto disprezzato e diffamato) dei Paesi normali e tentare così di ricostruirsi una verginità politica che nemmeno i bravissimi chirurghi di Teheran specializzati in imenoplastica sarebbero in grado di restituirle.
E’ inquietante che un presidente del consiglio possa lasciarsi andare con tale leggerezza a rivelazioni così delicate ed esporsi con commenti così pesanti persino sull’andamento della guerra senza accertarsi dell’identità della voce con cui sta parlando, tanto più ben sapendo che questo genere di trappole sono già state fatte (fra gli altri, a Bush Jr.) e che Putin ha molti contatti e interessi in Africa e che quindi gli africani possono riferirgli queste preziose informazioni sugli umori degli alleati del suo nemico numero uno.
Mentre Putin si prendeva giuoco dell’Italia, intanto in America il presidente Biden, egli sì vero grande Amico dell’Ucraina, riceveva come da Tradizione alla Casa Bianca, addobbata per Halloween, i bambini fra cui i figlioletti del Segretario di Stato: la bimba era vestita con la bandiera gialla e azzurra e il bimbo di quattr’anni ha indossato come travestimento l’abito militare del presidente Zelensky, vero super eroe dei nostri giorni. Il bisnonno di Anthony Blinken era nato vicino a Kyiv prima di emigrare negli Stati Uniti d’America.
lunedì 30 ottobre 2023
Erdogan rivince ed attacca Rifugiati Siriani, Ebrei e Gay
di LELE JANDON
Sono passati esattamente cent’anni dalla fondazione della Repubblica turca.
Attenzione: “Repubblica”, non democrazia liberale.
Anche l’Iran si autodefinisce “Repubblica”.
E non c’è nulla da festeggiare.
Infatti, dopo la catastrofe naturale del febbraio scorso (il terremoto) una nuova catastrofe si è abbattuta sulla Turchia con ripercussioni sul mondo intero: l’immensa ondata di odio portata da Erdoğan.
Dopo che il sistema di corruzione da lui creato ha causato quasi 40 mila morti nel catastrofico sisma di otto mesi fa, la successiva catastrofe (sociale e politica) è stata l’ennesima rielezione del tiranno: dopo quasi un ventennio al Potere (come Mussolini), il partito di estrema destra del Sultano (sostenuto da un partito ancor più estremista) è stato riconfermato per la terza volta consecutiva e lui governerà come “presidente” almeno sino al 2028. In pratica stiamo lasciando accadere ciò che già è accaduto nella Federazione russa con il “presidente” Putin che non a caso è stato il primissimo “Ospite d’onore” ad inaugurare il suo terzo mandato. Secondo il politologo israeliano Dan Schueftan, ricercatore dell’Università di Haifa, Erdoğan è un «cavallo di Troia nella NATO», sta «radicalizzando i turchi in Germania» (il 67% dei quali ha votato per lui nonostante i disastri) e con lui al Potere la Penisola turca è oramai destinata a diventare un pericolo per il mondo, una dittatura islamista come l’Iran.
Le sue prime parole e le sue prime azioni da presidente la dicono lunga sul suo Programma politico.
Il primissimo messaggio del dittatore, un bifolco che ha cantato vittoria senza neanche attendere l’esito dello spoglio ufficiale, è stato irridere l’avversario politico (dicendogli “Bye, bye!”).
Lo squallido rivale non solo ha commesso l’identico stupido errore strategico dell’opposizione ungherese alle ultime elezioni politiche (creare una coalizione improbabile, un’accozzaglia pretestuosa non credibile) ma soprattutto ha avuto la colpa di rincorrere Erdoğan nella xenofobia (contro i profughi siriani, che durante l’incivile campagna elettorale sono dovuti restare chiusi in casa temendo violenze).
In seconda battuta il tiranno turco ha lanciato l’ennesimo attacco (come in campagna elettorale) contro le persone gay e lesbiche oppresse da lui sin dalla prima ora: al Potere dal 2014, già dal 2015 vieta ogni anno ad Istanbul la manifestazione di anche solo un piccolo Pride. Poco dopo la rielezione a presidente lo zoticone ha fatto una tragicomica gaffe all’ONU degna della sua ignoranza di ex calciatore fallito: si è detto «infastidito dai colori LGBT» sullo sfondo dell’Aula. Né gli interessava sapere che si trattava dei colori dei 17 obiettivi dello sviluppo sostenibile: ai satrapi non interessa la verità.
Poco dopo la rielezione ha annunciato l’introduzione di una nuova materia scolastica: “la famiglia nella società turca” dopo che 200 associazioni omofobe, anche attraverso un Family Day “contro la perversione”, gli hanno fatto pressing per far approvare una legge in stile Orbán & Putin: divieto anche solo di toccare il Tema Tabù dell’omosessualità.
E dopo l’odio contro gli armeni (il cui genocidio viene ancora negato per legge) ora in Turchia si fomenta l’odio contro una vasta gamma di gruppi umani: le persone omosessuali, i curdi, i rifugiati siriani e gli ebrei. Aizzando le piazze contro Israele Erdoğan ha dichiarato che «i miliziani di Hamas non sono terroristi, sono liberatori delle loro terre» (un tempo sotto l’Impero ottomano cioè la Turchia dei sultani). Nulla di nuovo sotto il sole turco: il razzismo è sempre stato il suo ingrediente vincente sin dagli esordi (nel 1998 fu condannato per odio religioso contro i non mussulmani) e l’odio contro la religione o le altre religioni è sempre stato un ingrediente “made in Turkey” (anzi “made in Türkiye”, per usare il nuovo nome datole proprio da Erdoğan, preoccupato delle battute con la parola inglese “tacchino”).
E rieccoci punto e a capo: dopo la laicizzazione forzata del tanto “mitico” Ataturk, che strappò violentemente il velo alle donne e viene tanto osannato nei sussidiari di “storia” per bambini, ecco servita l’islamizzazione forzata dell’adorato “Sultano”: la Storia turca prosegue così all’insegna della violenza istituzionale.
In attesa della prossima catastrofe globale.
domenica 29 ottobre 2023
Zia Lydia a Teheran e la Longa Manus dell’Iran
di LELE JANDON
Dietro il recente attacco ad Israele c’è la longa manus del regime iraniano.
Come ammonisce lo scrittore israeliano Etgar Keret sul “Corriere”, “la guerra è contro l’Iran”.
Vi ricordo che solo dopo tanti anni, dopo un’inchiesta giudiziaria, si è scoperto il ruolo dell’Arabia Saudita nell’Undici Settembre.
E’ noto che la dittatura iraniana, vicina ad ottenere la Bomba (se non l’ha già), fornisce sia suggerimenti sia armi ad Hamas, l’organizzazione terroristica colpevole -oltre che d’innumerevoli altre stragi- di un attacco stragista che lo scorso 7 ottobre ha ucciso 1400 persone innocenti di diverse nazionalità.
All’indomani del Pogrom, per bocca di Ali Khamenei, lo Stato iraniano ha lodato «l’eroismo» di Hamas. Non c’è da stupirsi, Teheran da sempre predica l’odio contro Israele e coltiva ottimi rapporti con altri dittatori: con la Cina (che l’ha sponsorizzata come “new entry” del club dei Brics) e con Putin (a cui ha fornito droni che hanno colpito anche civili ucraini).
Quella iraniana è una satrapia che fa ammazzare le donne anche solo perché tralasciano qualche ciocca dall’hijab. Per capire l’odio di cui stiamo parlando, guardate il recente video (diffuso dall’eroica attivista iraniana Masih Alinejad) che mostra una guardiana la quale risponde alla maniera di Zia Lydia del “Racconto dell’Ancella”: «Armita Garawand? L’abbiamo uccisa noi, se lo meritava». Questa funzionaria della cosiddetta “polizia morale” si riferisce alla giovane che si vede prelevata dai suoi colleghi guardiani alla banchina di un metrò.
Le proteste dei giovani persiani sono incominciate con l’assassinio di regime di una ragazza, Masha Amini (la 22enne curdo-iraniana arrestata lo scorso 13 settembre perché lasciava intravedere una ciocca di capelli ed ammazzata il 16). Giorni fa le due eroiche reporter iraniane che hanno raccontato la verità su quest’omicidio di Stato sono state condannate a 13 e 12 anni di carcere e rischiano la pena di morte con la falsa accusa di essere collaborazioniste dell’odiato nemico, il governo USA: “Hanno fatto propaganda contro la sicurezza nazionale”.
Mentre Meloni gioca a fare la diplomatica e non ha condannato questi crimini dell’Iran, giorni fa l’Unione europea ha assegnato il Premio Sacharov (la massima onorificienza per i diritti umani) proprio a Masha e a tutto il movimento di protesta iraniano “Donna, vita e libertà”.
Quanto agli stupidi studentelli che vanno in piazza con scritto “Free Palestine” accanto agli antisemiti, costoro favoriscono il gioco di Potere di questi tiranni per distruggere le democrazie nel mondo e farebbero meglio a studiare con umiltà storia e geografia: se osservassero una semplice mappa, si accorgerebbero che tutti i più pericolosi satrapi del mondo, da Erdogan a Putin agli ayatollah, si sono schierati dalla parte di Hamas.
sabato 28 ottobre 2023
Il Presidente tedesco: «Dovere Civico Proteggere gli Ebrei»
di LELE JANDON
La Germania si riconferma vera grande Amica d’Israele.
Lo ha dimostrato non solo con chiarissime parole ma soprattutto con tre fatti concreti.
Innanzitutto Berlino ha vietato (come Francia ed Austria) le manifestazioni cosiddette pro Palestina che, come abbiamo visto, hanno sempre finito per giustificare, sostenere ed incitare Hamas ad esempio con bandiere pro ISIS e pro Al Qaeda a Londra e una foto di Anne Frank con la kefiah a Milano, con denuncia alla Polizia da parte di Emanuele Fiano, figlio del sopravvissuto alla Shoah Nedo Fiano. A Berlino sono vietate anche le kefiah nelle scuole e le scritte “Free Palestine”.
Meloni, di estrema destra, non ha nemmeno considerato l’idea di vietare queste manifestazioni perché le sue radici ideologiche sono antisemite e la sua base elettorale odia Israele.
Dopodiché la Germania ha organizzato una commovente “Demonstration” di totale solidarietà allo Stato ebraico dinanzi al Luogo simbolo della capitale federale (dove vivono 8 mila ebrei): la Porta di Brandeburgo, che è stata anche illuminata dalla bandiera d’Israele.
Lo slogan ufficiale del raduno era: “Insorgere vs terrorismo, odio ed antisemitismo, in solidarietà con Israele”.
Questa marea umana di comuni cittadini (25 mila persone) ha voluto così dare un abbraccio agli ebrei sott’attacco non solo dei terroristi ma anche di sempre più neutralisti, pseudo progressisti e pretestuosi attaccanti che nemmeno hanno condannato le azioni di Hamas.
Si è trattato di un grande Evento storico perché a partecipare e a parlare è stato il presidente della Repubblica federale di Germania! Proprio così: il Presidente Steinmeier ha tenuto uno storico discorso non solo in difesa di Israele ma in cui formula un preciso dovere civico di difendere gli ebrei.
Dopo aver ribadito le stesse chiarissime parole pronunziate da tutti i partiti (eccetto l’AfD, l’estrema destra, tenuta distante da una giusta “conventio ad excludendum” da tutte le altre forze politiche) e cioè “la Germania sta saldamente dalla parte d’Israele”, lo statista (socialdemocratico) ha spiegato il senso della “Demo”: «Siamo tutti qui per dimostrare che qui in Germania le persone di origini ebraiche, cristiane, mussulmane ed arabe possono e vogliono convivere pacificamente insieme. E’ intollerabile che gli ebrei abbiano ancora paura oggi», riferendosi a vari attacchi contro i siti ebraici e al fatto che tanti ebrei tedeschi rinuncino ad indossare la kippah per tema di aggressioni.
Dopodiché è venuta la seconda parte del Discorso in cui il presidente tedesco coinvolge tutti noi in prima persona con un perfetto esempio concreto di democrazia militante: «La protezione della vita ebraica è un còmpito dello Stato ed è un obbligo di tutti quanti i cittadini (Bürgerpflicht): chiedo a tutti i concittadini di accettare questo dovere di cittadinanza, Vi viene richiesto questo e niente meno di questo».
Infine, terzo ma non meno importante, la Germania non ha votato la proposta di risoluzione dei tiranni arabi che hanno chiesto una tregua (che favorirebbe Hamas e gli darebbe tempo per riarmarsi).
sabato 21 ottobre 2023
Così Nonna Rachel ha distratto i Terroristi
di LELE JANDON
In questa foto il presidente degli Stati Uniti d’America abbraccia un’eroina.
Durante la sua storica visita in Israele Joseph Biden, che aveva appreso la sua storia straordinaria, ha chiesto di conoscerla.
Nonna e madre di tre figli, cresciuta in una famiglia proletaria con ben 12 fratelli, Rachel Edri ha 65 anni e molto sangue freddo quando si tratta di proteggere la sua casa. Non a caso lavora in una base militare dove serve alla mensa dei soldati.
Quando nel corso dell’orribile attacco stragista del 7 ottobre scorso i terroristi di Hamas (drogati con il Captagon) hanno violato la sua abitazione, Rachel non si è lasciata prendere dal panico e anziché il marito, che le era accanto, è stata lei a prendere in mano la situazione.
Quel sabato mattina -racconta la signora- «ho visto cinque Rottweiler armati di kalashnikov e granate entrare dalla finestra.
Pensavo di correre verso la porta ma avrebbero potuto spararmi alle spalle» (come hanno fatto con tantissimi dei 1400 uccisi, freddati mentre erano in fuga).
«Ho subito capito che era una questione di vita o di morte», dice Rachel, così ha preso la decisione di eseguire gli ordini degl’intrusi: ha consegnato i telefonini ai miliziani che li hanno distrutti.
Come predoni hanno aperto gli armadi e gettato a terra tutto il contenuto sinché, continua la signora Edri, «hanno visto le uniformi della polizia dei miei figli e hanno incominciato a gridare: “Dove sono?” Ho mentito: “In America”».
“Mi ricordi mia madre”, le ha detto a sorpresa uno dei terroristi, riferendosi probabilmente alla rassomiglianza ed offrendole così involontariamente un espediente per distrarli: «Esatto, e come tua madre ora mi prenderò cura di te: di che cosa hai bisogno? Avete fame? Siete pallidi, dovete mangiare. Tè, caffè, biscotti?», ha risposto Rachel con tipica ospitalità arabo-israeliana.
«Portali», le ha intimato il terrorista.
«Sapevo che quando hanno fame diventano cattivi!», spiega la donna ai media con tipico humour ebraico. Gli ha cucinato il pollo e poi servito come dessert fette d’ananas in lattina e i biscotti marocchini che aveva preparato con le sue stesse mani per la festa di Yom Kippur: «Gli sono piaciuti molto», dice compiaciuta da perfetta padrona di casa. Poi prosegue l’allucinante racconto da thriller: «Dopo aver bevuto e mangiato sono diventati molto più calmi, ho fatto conversazione e per un momento mi sono persino dimenticata che fossero terroristi».
“Toh, la tipica Mamma ebrea!”, hanno ironizzato i giornali d’Israele, con riferimento alla tendenza delle matriarche ebree (in realtà delle madri mediterranee, come si vede in tanti film) a continuare a riempire i piatti dei figli e degli Ospiti.
Nel frattempo la sua abitazione veniva circondata dalla Polizia: fra gli agenti c’era il figlio Eviatar, al quale lei, in un momento di distrazione dei terroristi, attraverso la finestra è riuscita a indicarne il numero esatto facendogli cenno con la mano aperta: “Sono in 5!”. Evi per parte sua ha fornito ai colleghi un quadro della disposizione della casa per il Blitz e così, dopo ben diciassette ore in balia dei rapitori, finalmente la squadra speciale è riuscita a penetrare (scendendo a sorpresa dalla doccia come in un film d’azione), ad eliminare i sequestratori e a trarre in salvo la coraggiosa signora.
Certo la donna è stata forte ma ora si trova in albergo e le resta in mente il trauma vissuto da lei e da migliaia di altri israeliani: «Ogni volta che chiudo gli occhi vedo i terroristi. Non posso più tornare a casa perché non esiste più una vera Casa: loro ne hanno fatto un Pogrom».
Questa storia surreale ed estrema ci dà un’ennesima testimonianza della forza morale degl’israeliani e ci offre altresì un prezioso insegnamento di vita: quando ci troviamo in situazioni sfidanti dobbiamo cercare la via di fuga con l’astuzia, come Ulisse, come le eroiche ragazzine protagoniste delle fiabe tedesche che Antonello Ghezzi ed io Vi abbiamo raccontato nel nostri film e come il personaggio di Giaele nella Bibbia, perché -come scrive la filosofa ebrea Martha Nussbaum, “gli esseri umani sono, prima di ogni altra cosa, esseri che ragionano”. Il Terrore si vince con la forza della ragione, senza lasciarsi trasportare da emozioni autodistruttive.
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