giovedì 1 ottobre 2026

Autopsia di un Rospo al Wannsee e Storie Vere di Rospi Vivi finiti nell'insalata!


                                                            di LELE JANDON

Guardate questo bel rospo giovanissimo che ho trovato stecchito in riva al Wannsee qui a Berlino: non è carino come un pupazzetto? Osservate che belle zampette che paiono manine! 

Purtroppo, per via della sua pelle rugosa (che istintivamente ci ricorda alcune malattie dermatologiche umane), in italiano è diventato sinonimo di “brutto” ed anche in tedesco la parola “rospo” (Kröte) è una metafora negativa: vuol dire “antipatica bisbetica” (“blöde Kröte”, “brutta strega”). 

E ci mancava pure la chiesa cattolica che, fermando la ricerca di scienze naturali iniziata dal curiosissimo Aristotele proprio sporcandosi le mani direttamente in stagni e paludi, ha aggiunto il povero rospo al suo barbaro bestiario medievale inventandosi un’associazione con le “streghe” ed il diavolo. 

La parola con cui gli antichi germani pagani battezzarono un altro animaletto che invece resta sempre amato, la tartaruga, è “rospo con lo scudo” (Schildkröte)!

Ed in effetti un po' d’affinità fra i due vertebrati c’è. In primis, sono ambedue vertebrati tetrapodi: possiedono uno scheletro interno con una colonna vertebrale e quattro arti. Poi, sono animali a sangue freddo, ectodermi: la loro temperatura è dipendente dall’esterno, ecco perché trascorrono il tempo a scaldarsi al sole o a cercare l’ombra. Inoltre, sono tutt’e due ovipari cioè si riproducono deponendo le uova.

                                   ****


Studiamo dunque da vicino il rospo che ho trovato stecchito a pochi centimetri dalla riva del lago.

Si tratta senz’altro di un rospo comune, il cui nome scientifico (latino, dato dal naturalista svedese Linneo nel Settecento) è “Bufo bufo”.

Mentre la rana è snella, ha la pelle liscia e le zampe lunghe e slanciate (adatte ad effettuare grandi salti), il rospo ha le zampettine corte, la pelle ruvida (ricoperta di protuberanze comunemente chiamate “verruche”) e il corpo tarchiato e schiacciato.

                                     ****

Ma com’è crepato? 

L’ho estratto dall’acqua e l’ho adagiato il corpo sulla sabbia sia a pancia in su che a pancia in giù.

A questo punto, siamo pronti per l’esame autoptico del nostro rospo comune.

L’animaletto presenta una grave lesione o escoriazione sulla zampetta anteriore destra, inoltre gli manca un pezzettino di testolina: possiamo presumere che questa morte sia opera di corvi e cornacchie oppure di un uccello acquatico come un gabbiano. 

I rospi hanno le loro difese.

Innanzitutto, grazie alla loro colorazione criptica si confondono fra le foglie secche, la sabbia e il fango.

Nel caso sentano dei rumori di pericolo, sanno restare perfettamente immobili. 

E se si vedono sorpresi da un potenziale predatore, questi anfibi mettono in atto una “mise en scène”: inalano aria nei polmoni sino a diventare dei “palloni gonfiati”! Uno show per apparire ben più grandi e grossi ed intimorire il nemico il quale penserà che sono troppo grandi per venire inghiottiti e desisterà. 

Inoltre, se vengono azzannati, all’istante secernono le terribili bufotossine che disgustano e bruciano le mucose della bocca e degli occhi del predatore: un cane o una volpe che lo morde, lo sputerà subito, a meno che si tratti di alcuni serpentelli, come la (per noi innocua) “biscia dal collare”, che sono immuni al loro veleno.

Ma, nonostante tutto ciò, esiste (come ritengo sia in questo caso) un predatore che ha spesso la meglio: i corvidi che sono abbastanza intelligenti da aggirare la pellaccia tossica dei rospi, li girano sul dorso per beccargli la pancia dove la pelle è priva di ghiandole velenose, e giù a colpirgli selettivamente il fegato e gli organi vitali. Infatti, come vedete, l’ho trovato galleggiante in acqua a pancia in su.  In questo caso, se l’uccello è stato disturbato nel corso dell’operazione “chirurgica”, può aver lasciato cadere la preda in acqua, dove l’ho trovato.

Forse l’hanno predato vicino al Lago, dove si trovano vari boschi fra cui il Grunewald, dal momento che, nel periodo in cui io l’ho trovato, i rospi se ne stanno lì e s’idratano raccogliendo l’umidità dal terreno del sottobosco, dalla rugiada notturna.

                                       ****

Colgo l’occasione per raccontarVi due storie vere di rospi trovati…nella busta dell’insalata!

La prima storia viene proprio dalla Germania.

Nel novembre 2015 a Weißenburg, cittadina di 19 mila abitanti in Baviera, una signora torna a casa dalla spesa al supermercato. In cucina apre per la cena la confezione di “Feldsalat” (una varietà d’insalata con tenere foglioline disposte a rosetta dal sapore dolce e nocciolato chiamata “valerianella”). Sorpresa: la guardano due occhietti di un esserino inatteso, un infreddolito rospicino «grande quanto l’unghia di un pollice». Per la precisione, un “Geburtshelferkröte”, un rospo “ostetrico” (letteralmente in tedesco “che aiuta a nascere”) il quale ha la particolarità di essere un babbo amorevole che si prende cura delle uova (attorcigliandole sulle zampe!) sinché i girini sono formati e allora li porta in una pozza per farli nascere. Si tratta di un francesino giacché quel sacchetto d’insalata proveniva da Nantes. 

E così, per soli 69 centesimi, la donna s’è ritrovata un dolcissimo animaletto da salvare dal freddo invernale: per fortuna è giunta direttamente a casa perché fuori c’erano -15°C e il rospo sarebbe potuto crepare assiderato!

La signora decide di tenere il rospetto con sé, denunciarlo e così richiederlo formalmente in adozione, questa è la procedura tedesca.

Lei, il marito e i figli gli han costruito un curatissimo terrario con le temperature corrette, fresche e temperate, pieno di piantine e dotato di una piscinetta. Da mangiare gli danno lombrichi e insettini. E se in natura l’aspettativa di vita è di dieci-quindici anni, il rospo trovatello convive con questa famiglia già da ben undici anni.

Il rospo resta piccolissimo: cresce sino a 3,5- 5,5 centimetri. 

Un rospo ostetrico con le uova.

Potrebbe capitare anche a Voialtri di ritrovarVi un rospo fischiettante se avete un bel giardino senza pesticidi: l’animale può restare per oltre dieci anni sotto lo stesso vaso o gradino!

Come la signora bavarese, è stata brava anche la signora di Monza, la mia Città, che nel maggio scorso ha trovato pure lei un rospo vivo nella busta dell’insalata presa al banco refrigerato del supermercato.

Per l’esattezza, si trattava di un "rospo smeraldino" che è una specie di rospo la cui pelle, che pare una divisa da soldato, presenta macchie verde-smeraldo, cangianti a seconda della temperatura e dello stato di stress, infatti in tedesco si chiama “Wechselkröte” (“rospo mutevole”). 

Per di più, questo tipo di rospo ha la particolarità di emettere un canto nuziale simile al frinire di un grillo!

Ebbene, la sciura monzese l’ha adagiato come meglio poteva in quel momento: in un contenitore di plastica coperto da una retìna lasciando sul fondo uno strato d’acqua per tenerlo idratato (dovete sapere che quest’anfibio respira perlopiù tramite la pelle). Corretto: se Vi capitasse, abbiate cura di mettergli a disposizione della terra umidiccia, dello Scottex bagnato od un panno umido ben strizzato (se c’è troppa acqua rischia d’annegare perché non ha le branchie come i pesci o i girini e se non trova un appiglio per riposare dal nuoto finirà stremato!).

Un rospo smeraldino.

Le guardie ecologiche volontarie monzesi l’han portato nello stagno del grande Parco di Monza, un Luogo che consiglio a tutti di visitare proprio per la sua ricca biodiversità.

Come può finire un rospo nell’insalata?

Nelle grandi industrie agricole, per preservarne la (relativa) freschezza, questa verdura viene raccolta dalle macchine (che tagliano ed aspirano le foglie come robot) di notte: i rospi sono creature notturne e quando odono il rumore dei macchinari adottano la loro tecnica di autodifesa e cioè (Vi ricordate?) sono capacissimi di restarsene perfettamente immobili.

Così capita che vengano tirati su assieme alle foglie!

Dopodiché, quando le verdure son passate al vaglio dei laser, un rospo, per via del suo mimetismo, può superare i controlli. Quando, poi, passano al lavaggio industriale, i rospi sopravvivono a questa “doccetta” perché è un processo veloce (ragion per cui, peraltro, a casa dobbiamo lavare pazientemente ed accuratamente a lungo la verdura!). Sia questa “doccia fredda” sia la conservazione gli causano però un torpore, una “brumazione” (il letargo degli animali a sangue freddo i quali non possono regolarsi da sé la temperatura): così il rospo s’immobilizza di nuovo e continua a restare perfettamente invisibile come un fantasma! Una volta portata a casa la busta, a temperatura ambiente, ecco che il metabolismo dell’animaletto si riattiva e ci si possono presentare davanti i suoi occhietti! 

                                                                                                                                                © Lele Jandon