martedì 10 marzo 2026

«Salviamo INSIEME la Nostra Civiltà: correggiamo i Folli Errori (Esternalizzazioni e deindustrializzazione) e rafforziamo la Nostra Alleanza ed Amicizia»

                                                          di MARCO RUBIO

 

Abbiamo tradotto lo storico Discorso del Segretario di Stato
americano alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco.
«Ci riuniamo qui oggi come Membri di un’Alleanza storica, un’Alleanza che ha salvato e cambiato il mondo. Quando questa Conferenza [di Monaco sulla sicurezza] ebbe inizio nel 1963, si teneva in una Nazione - in realtà, un continente - divisa contro sé stessaIl confine [line] fra comunismo e libertà attraversava il cuore della Germania.

Le prime recinzioni di filo spinato del Muro di Berlino erano state erette solo due anni prima.

E solo pochi mesi prima di quella prima Conferenza, prima che i nostri predecessori si riunissero qui a Monaco, la Crisi dei Missili di Cuba aveva portato il mondo sull'orlo della distruzione nucleare. 

Anche se la Seconda guerra mondiale era un ricordo ancora bruciante negli americani ed europei, eravamo sull’orlo di una Catastrofe con la possibilità di una distruzione di tipo nuovo, più apocalittica [apocalyptic] e definitiva [final] di qualsiasi cosa vista prima nella Storia dell’umanità.

La prima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco
di Baviera si tenne nel 1963: da due anni c'era il Muro.

All’epoca di quel primo appuntamento, il comunismo sovietico era in marcia [on the march]

Migliaia di anni di civiltà occidentale erano in bilico. 

A quel tempo, la vittoria [del nostro mondo libero] era tutt'altro che certa. 

Ma eravamo guidati da uno scopo comune. Eravamo uniti non solo da ciò CONTRO cui combattevamo; eravamo uniti da ciò PER CUI combattevamo.

E insieme [TOGETHER] Europa ed America prevalsero e un continente fu ricostruito. 

I nostri Popoli prosperarono. 

I blocchi Est e Ovest si riunirono. 

Una civiltà fu resa di nuovo intiera.

Quell’ignobile [infamous] Muro che aveva diviso questa Nazione in due crollò, e con esso un impero malvagio [evil empire], e Est e Ovest ridivennero UNO.

Ma l’euforia per questo trionfo [del mondo libero sul comunismo] ci portò ad un’illusione pericolosa [delusion]: che fossimo entrati, cito, “nella Fine della Storia” [dall’omonimo libro del 1992 del filosofo fallito Fukuyama]; che ogni Nazione sarebbe ora diventata una democrazia liberale; che i legámi formati dal commercio da soli avrebbero sostituito la nazionalità [nationhood]; che l'ordine globale basato sulle regole -un termine abusato- avrebbe sostituito l’interesse nazionale; e che avremmo vissuto in un mondo senza confini dove tutti sarebbero diventati cittadini del mondo.

Questa era un’idea folle [foolish idea] che ignorava sia la natura umana sia le lezioni di oltre cinquemila anni di Storia umana documentata [recorded]. E ci è costata cara.

Con quest’illusione [delusion] abbiamo abbracciato una visione dogmatica del commercio libero e senza restrizioni,

PERSINO mentre alcune Nazioni proteggevano le loro economie e sovvenzionavano le loro aziende per indebolire sistematicamente le nostre, chiudendo le nostre fabbriche, subendo la deindustrializzazione di grandi parti delle nostre società, spedendo milioni di posti di lavoro della classe operaia e della classe media all'estero [overseas] e consegnando sia ad avversari che a rivali il controllo delle nostre catene di fornitura critiche.

Abbiamo sempre più esternalizzato la nostra sovranità [sovereignty] ad Istituzioni internazionali, mentre molte Nazioni investivano in enormi stati assistenziali [Welfare States] a scapito del mantenimento della capacità di difendersi.

Tutto ciò PERSINO mentre altri Paesi hanno investito nella più rapida accumulazione militare di tutta la Storia umana e non hanno esitato a usare l’hard power [forza di pressione] per perseguire i propri interessi.

Per soddisfare [appease] un Culto del Clima [Climate Cult] abbiamo imposto a noi stessi politiche energetiche che stanno impoverendo i nostri Popoli, PERSINO mentre i nostri concorrenti sfruttano petrolio, carbone, gas naturale e qualsiasi altra cosa non solo per alimentare le loro economie, ma per usarla come leva [leverage] contro le nostre.

E nella ricerca di un mondo senza confini, abbiamo aperto le nostre porte a un'ondata senza precedenti di Migrazione di Massa [Mass Migration] che minaccia la coesione [cohesion] delle nostre società, la continuità della nostra cultura ed il futuro dei nostri Popoli. 

Abbiamo commesso questi errori insieme [TOGETHER] e ora, insieme [TOGETHER], abbiamo il dovere nei confronti del nostro Popolo di affrontare la realtà [to face those facts] andare avanti e ricostruire.

Sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti d'America assumeranno di nuovo il còmpito del rinnovamento [renewal] e della ricostruzione [restoration], guidati da una visione di un futuro orgoglioso, di sovranità [sovereign] e vitale [vital] come il passato della nostra civiltà. 

E sebbene siamo preparati, se necessario, a farlo da soli, la nostra preferenza e la nostra speranza è di farlo insieme a Voi, i nostri Amici, qui in Europa.

Perché noi, gli Stati Uniti e l'Europa, SIAMO FATTI PER STARE INSIEME [we belong TOGETHER]. 

L'America fu fondata 250 anni fa [quest’anno si celebra il 250° anniversario dalla firma della Dichiarazione d’indipendenza] ma le radici iniziarono qui su questo continente ben prima. 

Gli uomini che colonizzarono e costruirono la mia Nazione natale arrivarono sulle nostre coste recando i ricordi, le Tradizioni e la fede cristiana dei loro antenati come un’eredità [heritage] sacra, un legame infrangibile [unbreakable link] tra il Vecchio mondo ed il Nuovo.

Siamo parte di una civiltà, la civiltà occidentale. Siamo legati [bound] l’uno all’altro dai legami [bonds] più profondi che le Nazioni possano condividere, forgiati [forged] da secoli di storia condivisa, fede cristiana, cultura, eredità [heritage], lingua, ascendenza e i sacrifici che i nostri Antenati hanno fatto insieme [TOGETHER] per la civiltà comune di cui siamo eredi.

Ecco perché noialtri americani possiamo a volte sembrare un pò bruschi, diretti ed incalzanti [direct and urgent] nei nostri consigli [counsel]. 

È per questo che il Presidente Trump richiede serietà [seriousness] e reciprocità [reciprocity] dai nostri Amici qui in Europa. 

La ragione, Amici miei, è perché ci teniamo profondamente [we care deeply]. Teniamo profondamente al Vostro futuro ed al nostro. E se a volte non ci troviamo concordi, ebbene i nostri disaccordi derivano dal nostro profondo senso di preoccupazione per un'Europa con cui siamo connessi [connected] - non solo economicamente, non solo militarmente. Siamo connessi da un punto di vista spirituale e culturale. Vogliamo che l'Europa sia forte [We Want Europe to be strong].

Crediamo che l'Europa debba sopravvivere [survive] perché le due grandi guerre del secolo scorso ci servono da costante promemoria [constant reminder] della Storia che, in ultima analisi, il nostro destino [destiny] è e sarà sempre intrecciato con il Vostro, perché sappiamo che per noialtri il destino dell'Europa non sarà mai irrilevante [irrelevant].

La sicurezza nazionale, di cui questa Conferenza perlopiù si occupa, non è solo una serie di questioni tecniche su quanto spendiamo per la Difesa o dove e come la dispieghiamo. 

Queste sono Questioni importanti, certo. Ma non quella fondamentale. 

La domanda fondamentale che dobbiamo porci in primis è cosa stiamo esattamente difendendo, perché gli eserciti non combattono per astrazioni [abstractions]. 

Gli eserciti combattono per un Popolo, gli eserciti combattono per una Nazione. Gli eserciti combattono per uno stile di vita [way of life]. Ed è questo ciò che stiamo difendendo: una grande civiltà che ha ogni ragione per essere orgogliosa della sua storia, fiduciosa [confident] nel suo futuro e mira a essere sempre padrona [master] del proprio destino economico e politico [destiny].

Fu qui, in Europa, che nacquero le idee che piantarono i semi della libertà [Liberty] che cambiarono il mondo. Fu qui, in Europa, che il mondo ricevette il Rule of Law [lo Stato di diritto di tipo anglosassone], le università e la rivoluzione scientifica. Fu questo continente a produrre il genio di Mozart e Beethoven, di Dante e Shakespeare, di Michelangelo e Da Vinci e…dei Beatles e dei Rolling Stones [risate in Sala]! E questo è il luogo dove i soffitti a volta della Cappella Sistina e le torri svettanti della grande Cattedrale di Colonia testimoniano non solo della grandezza del nostro passato o di una fede in Dio che ispirò queste meraviglie [marvels]. Esse prefigurano le meraviglie [wonders] che ci attendono nel nostro futuro. Ma solo se non ci vergogneremo [we are unapologetic] della nostra eredità [heritage] e saremo orgogliosi di questa eredità comune possiamo iniziare insieme [TOGETHER] il lavoro per immaginare e plasmare il nostro futuro economico e politico.

La deindustrializzazione [deindustrialization] non era inevitabile [inevitable].

Fu una scelta politica consapevole [conscious policy choice], un’impresa economica decennale che ha privato le nostre Nazioni della loro ricchezza, della loro capacità produttiva e della loro indipendenza [independence].

E la perdita della sovranità delle nostre catene di fornitura non è stata funzionale ad un sistema prospero [prosperous] e sano di commercio globale. È stata una follia [foolish]. È stata una trasformazione folle [foolish] ma volontaria della nostra economia che ci ha lasciati dipendenti [dependent] dagli altri per i nostri bisogni e pericolosamente vulnerabili [vulnerable] alle crisi.

La migrazione di massa non è, non era, non è una preoccupazione di trascurabile impatto [of little consequence]. È stata e continua ad essere una Crisi che sta trasformando e destabilizzando le società in tutto l’Occidente. 

Insieme [TOGETHER] noi possiamo reindustrializzare [reindustrialize] le nostre economie e ricostruire la nostra capacità di difendere i nostri Popoli.  

Ma il lavoro di questa nuova Alleanza non dovrebbe concentrarsi solo sulla cooperazione militare e sul recupero delle industrie del passato. Dovrebbe anche concentrarsi, al contempo, sulla promozione dei nostri interessi reciproci e sull’apertura di nuove frontiere, liberando la nostra ingegnosità ed inventiva [ingenuity], la nostra creatività e lo spirito dinamico per costruire un Nuovo Secolo Occidentale. 

Viaggi spaziali commerciali e intelligenza artificiale all'avanguardia; automazione industriale e produzione flessibile; creazione di una catena occidentale di fornitura per minerali critici [come le terre rare] che non sia vulnerabile al ricatto [vulnerable to extortion] da parte di altre potenze; e uno sforzo unificato per competere per quote di mercato nelle economie del Sud globale. Insieme [TOGETHER] possiamo non solo riprendere il controllo delle nostre industrie e catene di fornitura - possiamo prosperare nelle aree che definiranno il Ventunesimo secolo.

Ma dobbiamo anche riguadagnare il controllo dei nostri confini nazionali. Controllare chi e quante persone entrano nei nostri Paesi, questo non è espressione di xenofobia. Non è odio. È un atto fondamentale di sovranità nazionale [sovereignty]. E il fallimento nel farlo non è solo un'abdicazione di uno dei nostri doveri più basilari verso i nostri Popoli. È una minaccia urgente al tessuto [fabric] delle nostre società e alla sopravvivenza della nostra stessa civiltà.

E infine, non possiamo più porre il cosiddetto ordine globale al di sopra degli interessi vitali dei nostri Popoli e delle nostre Nazioni.

Non dobbiamo abbandonare il sistema di cooperazione internazionale che abbiamo creato né smantellare le Istituzioni globali dell'antico ordine che insieme [TOGETHER] abbiamo costruito. Ma debbono essere riformate. Devono essere ricostruite. Ad esempio l’ONU ha ancora un enorme potenziale per essere uno strumento di bene nel mondo [come ha nei giorni successivi ribadito il presidente Trump in occasione dell’innovativo Board of Peace, organismo internazionale da lui stesso creato]. Ma non possiamo ignorare che oggi, sulle questioni più urgenti [pressing matters] che ci vengono poste dinanzi, l’ONU non ha risposte né ha giuocato praticamente alcun ruolo. 

[L’ONU] non ha potuto risolvere la Guerra a Gaza. 

Invece è stata la leadership americana a liberare gli Ostaggi dai barbari [barbarians] e a portare ad una fragile tregua. 

[L’ONU] non ha risolto la guerra in Ucraina. 

Ci è voluta la leadership americana e la partnership con molti dei Paesi che sono qui oggi a portare le due parti al tavolo in cerca di una pace ancora elusiva [elusive].

[L’ONU] è stata impotente [powerless] a contenere il programma nucleare degli estremisti [radical] clericali sciiti a Teheran. Ciò ha richiesto quattordici bombe lanciate con precisione dai bombardieri americani B-2. 

Né [l’ONU] è stata in grado di affrontare la minaccia alla nostra sicurezza da parte di un dittatore narcoterrorista in Venezuela. 

Invece ci sono volute le Forze Speciali americane per consegnare questo latitante [fugitive] alla giustizia. 

In un mondo perfetto, tutti questi problemi e altri ancora sarebbero risolti dalla diplomazia e da risoluzioni dai toni forti. 

Ma noi non viviamo in un mondo perfetto, e non possiamo continuare a permettere a coloro che sfacciatamente [blatantly] minacciano i nostri cittadini e mettono in pericolo la nostra stabilità globale di pararsi [shield] dietro alle astrazioni del diritto internazionale che essi stessi violano abitualmente [routinely].

 

Questa è la Via [path] che il Presidente Trump e gli Stati Uniti hanno intrapreso. E la Via alla quale chiediamo a Voi, qui in Europa, di unirvi. È una Via che abbiamo percorso insieme [TOGETHER] prima e speriamo di ripercorrere insieme [TOGETHER].

Per cinque secoli, prima della fine della Seconda guerra mondiale, l’Occidente s’era espanso: i suoi missionari, i suoi pellegrini, i suoi soldati, i suoi esploratori si riversavano dalle sue coste per attraversare oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire vasti imperi che si estendevano attraverso il globo.

Ma nel 1945, per la prima volta dall'era di Colombo, si stava restringendo [contracting]. L’Europa era in rovina. Metà di essa viveva dietro una Cortina di Ferro e sembrava che la restante parte avrebbe presto seguito la stessa sorte.

I grandi imperi occidentali erano entrati in un declino terminale [terminal decline], accelerato da rivoluzioni comuniste senzadio e da sommosse anticoloniali che avrebbero trasformato il mondo e coperto vaste porzioni della mappa con il drappo della falce e il martello negli anni a venire.

Allora come ora, molti giunsero a credere che l’èra di prevalenza [dominion] dell’Occidente fosse giunta al termine e che il nostro futuro fosse destinato a essere una fiacca, flebile eco [faint and feeble echo] del nostro passato.

Ma insieme [TOGETHER] i nostri predecessori riconobbero che il declino era una scelta, una scelta che si rifiutarono di compiere. Questo è ciò che facemmo insieme [TOGETHER] una volta, e questo è ciò che il Presidente Trump e gli Stati Uniti vogliono fare di nuovo ora insieme [TOGETHER] a Voi.

E questo perché noialtri non vogliamo che i nostri Alleati siano deboli, perché ciò rende anche noialtri più deboli. Vogliamo Alleati che possano difendersi affinché nessun avversario sia mai tentato di testare la nostra Forza collettiva. Perché noi non vogliamo che i nostri Alleati siano incatenati dal senso di colpa e dalla vergogna. Vogliamo Alleati orgogliosi della loro cultura e della loro eredità [heritage], che capiscano che siamo eredi della stessa grande e nobile [noble] civiltà e che siano disposti e capaci di difenderla insieme [TOGETHER] a noi.

E questo perché non vogliamo che gli Alleati razionalizzino questo statu quo che s’è spezzato [broken status quo] anziché fare i conti con ciò che è necessario per ripararlo, perché noialtri in America non abbiamo interesse a fare i beneducati guardiani [polite and ordered caretakers] del declino controllato [managed decline] dell'Occidente. Noi non cerchiamo di separarci, ma di rivitalizzare [revitalize] un’Antica Amicizia e rinnovare la più grande civiltà nella Storia umana. Ciò che vogliamo è un’Alleanza rafforzata [reinvigorated] che riconosca che ciò che ha afflitto le nostre società non è solo un insieme di cattive politiche ma un malessere [malaise] di disperazione [hopelessness] e indifferenza [complacency]. L’Alleanza che vogliamo è una che non è paralizzata nell'inazione [inaction] dalla paura: paura del cambiamento climatico, paura della guerra, paura della tecnologia. Invece, vogliamo un’Alleanza che si lanci con coraggio verso il futuro. E l’unica paura che abbiamo è la paura della vergogna di non lasciare le nostre Nazioni più orgogliose, più forti e più ricche per i nostri figli.

Un’Alleanza pronta a difendere i nostri Popoli, a salvaguardare i nostri interessi e a preservare la libertà d’azione che ci permette di plasmare il nostro destino, non un'Alleanza che esiste per gestire uno Stato assistenziale globale [global Welfare State] ed espiare i presunti peccati delle generazioni passate.

Un’Alleanza che non permetta che il suo potere sia esternalizzato, vincolato o subordinato a sistemi al di fuori del suo controllo; una che non dipenda dagli altri per le necessità critiche della sua vita nazionale; e una che non mantenga la pretesa educata [polite pretense] che il nostro stile di vita [way of life] sia solo uno tra tanti e che chieda il permesso prima di agire. E soprattutto, un’Alleanza basata sul riconoscimento [recognition] che ciò che noi, l’Occidente [We, the West] abbiamo ereditato insieme [TOGETHER] è qualcosa di unico [unique], ben distinto [distinctive] e di insostituibile [irreplaceable] perché questo, dopotutto, è il fondamento [foundation] stesso del legame transatlantico.

Agendo insieme [TOGETHER] in questo modo non solo aiuteremo a recuperare [recover] una politica estera equilibrata [sane]. Essa ci restituirà [restore] un più chiaro senso di noi stessi. Riporterà un posto nel mondo, e così facendo, rimprovererà e dissuaderà [deter, da cui la parola “deterrent”] le forze di cancellazione [erasure] che oggi minacciano sia l'America che l'Europa.

Quindi in un’epoca di titoli di giornali che annunciano “la fine dell'èra transatlantica”, sia noto e chiaro a tutti che questo non è né il nostro obiettivo [goalné il nostro desiderio perché per noi Americani casa [home] nostra sarà anche l’emisfero occidentale ma saremo pur sempre figli dell’Europa [a child of Europe].

La nostra Storia iniziò con un esploratore italiano la cui avventura nel grande ignoto per scoprire un nuovo mondo portò il cristianesimo nelle Americhe e divenne la leggenda che definì l'immaginazione della nostra Nazione pioniera.

Le nostre prime Colonie furono costruite da coloni inglesi ai quali dobbiamo non solo la lingua che parliamo ma l'intero nostro sistema politico e legale. 

Le nostre frontiere furono modellate da irlandesi di origine scozzese, quel clan orgoglioso e robusto dalle colline dell'Ulster che ci diede Davy Crockett, Mark Twain, Teddy Roosevelt e Neil Armstrong.

Il nostro grande cuore del Midwest fu costruito da contadini e artigiani tedeschi che trasformarono praterie vuote in una potenza [powerhouse] agricola globale.  E, a proposito, hanno fatto fare un notevole salto di qualità alla birra americana [risate dal Pubblico in Sala]. 

La nostra espansione seguì le orme dei commercianti di pellicce francesi, i cui nomi adornano ancora strade e nomi di città in tutta la Valle del Mississippi.

I nostri cavalli, i nostri ranch, i nostri rodei, tutto il romanticismo degli archetipi da cowboys che divennero sinonimo dell'Ovest americano nacquero in Spagna.

La nostra città più grande e magnifica si chiamava “Nuova Amsterdam” prima di essere rinominata Nuova York.

E nell'anno in cui il mio Paese fu fondato, Lorenzo e Catalina Geroldi [gli antenati del Segretario Rubio] vivevano a Casale Monferrato nel Regno di Piemonte e Sardegna. E José e Manuela Reina vivevano a Siviglia, in Spagna. Non ho idea se sapessero qualcosa delle tredici Colonie che conquistarono l'indipendenza dall'Impero britannico, ma ecco di cosa sono sicuro: non potevano mai immaginare che duecentocinquant’anni dopo, uno dei loro discendenti diretti avrebbe parlato qui come capo diplomatico [chief diplomat] di quella Nazione appena nata [infant nation]. E quindi eccomi qui, come promemoria che la mia storia e le nostre storie e destini saranno sempre legati [linked].

Assieme [TOGETHER] abbiamo ricostruito un continente frammentato dopo due guerre mondiali. Quando fummo di nuovo divisi dalla “Cortina di Ferro”, l'Occidente libero tese la mano a coraggiosi dissidenti che combattevano la tirannia nell'Est per sconfiggere il comunismo sovietico. Ci siamo combattuti, riconciliati, combattuti di nuovo, riconciliati di nuovo. E abbiamo sanguinato e siamo morti fianco a fianco sui campi di battaglia, da Kapyong a Kandahar.

E sono qui oggi per mettere in chiaro che l'America sta tracciando la strada per un nuovo Secolo di prosperità e che ancora una volta vogliamo farlo insieme a Voi [TOGETHER WITH YOU], nostri preziosi [cherished] Alleati e nostri vecchi Amici. 

Vogliamo farlo insieme a Voi [TOGETHER WITH YOU], con un'Europa orgogliosa della sua eredità [heritage] e della sua storia; con un'Europa che ha lo spirito creativo della libertà che ha mandato le navi in ​​mari inesplorati e ha dato vita alla nostra civiltà; con un'Europa che ha i mezzi per difendersi e la volontà di sopravvivere [the will to survive]. Dovremmo essere orgogliosi di ciò che abbiamo realizzato insieme [TOGETHER] nel secolo scorso, ma ora dobbiamo affrontare e cogliere [embrace] le opportunità di un nuovo secolo, perché il passato è passato, il futuro è inevitabile e il nostro destino ci attende assieme [TOGETHER]».

 

MARCO RUBIO

Segretario di Stato americano

 

(traduzione dall’inglese di Lele Jandon)